Comunicazione

La prima volta che ho dovuto occuparmi di “comunicazione”, intesa come “tecniche di comunicazione persuasiva”, è stato nel 1987. Lavoravo come venditore di hardware, software e servizi per un distributore IBM della mia zona e sono stato spedito a seguire uno di quei corsi di vendita e comunicazione che si infliggono a tutti i giovani funzionari commerciali. In quella occasione ho studiato le tecniche di psicologia sociale che sarebbero poi diventate famose grazie al lavoro di Robert B. Cialdini (vedi: “Le armi della persuasione”).

Da allora, ho dovuto occuparmi spesso di comunicazione e di psicologia sociale. Basti dire che mi occupo da anni di “comunicazione digitale” per i miei clienti (creazione di siti web, uso dei forum e di altri strumenti digitali per creare e mantenere aperto un canale di comunicazione tra azienda e mercato). Ho quindi una certa pratica di queste cose.

In realtà, non mi manca nemmeno la teoria. Tra le mie letture su questo tema ci sono state cose “serie” come:

“La comunicazione com processo sociale”

di Pio E. Ricci Bitti

Il Mulino

“Psicologia delle comunicazioni di massa”

di Pratkanis ed Aronson

Il Mulino

“I gruppi sociali”

di Spellini e Polmonari

Il Mulino

Ed altre meno serie come:

“Convincere gli altri”

di Michel Beer

Franco angeli Editore

“L’arte di vendere”

di H.M. Goldmann

Franco Angeli Editore

Ed altre ancora che analizzano ambiti contigui, come

“Psicologia della decisione”

di Rumiati e Bonini

Il Mulino

“La psicologia di Internet”

di Patricia Wallace

Raffaello Cortina Editore

In altri termini, sono piuttosto preparato su questo tema. Eppure…

Eppure, se date un’occhiata ai miei siti (quelli personali), potete vedere che sono decisamente sciatti. Non una foto, solo lunghi articoli di testo, nessun uso “emotivo” della parola. Come mai?

Forse è che non capisco l’importanza della comunicazione visiva? O che non so scrivere in italiano corretto coinvolgendo il lettore? O che non ho capito che su Internet la gente si stanca presto di leggere e che gli articoli devono essere corti?

No, niente di tutto questo.

Molto più semplicemente quando posso/devo parlare in prima persona, per conto di me stesso e non di qualche cliente, mi rifiuto categoricamente di fare uso di queste tecniche.

In buona sostanza, sono pienamente d’accordo con Mario Perniola e con le tesi che espone nel suo famoso pamphlet “Contro la comunicazione”. (Vedi anche questa recensione di Luciano Pagano). O, per essere più precisi la penso in questo modo:

“La comunicazione è l’esatto contrario della verità. Quando è necessario ricorrere a queste tecniche, vuol dire che qualcosa non può essere detto. Quanto meno, non può essere detto in modo diretto e sincero, non ai vostri potenziali clienti (od elettori).”

O, per essere ancora più sinceri:

“Credo che il tipo di comunicazione più persuasiva e più efficace che si possa concepire sia la franchezza. Nella vita reale, non abbiamo a che fare con una massa informe di imbecilli incapaci di cogliere i segnali che rivelano le nostre menzogne. Abbiamo a che fare con persone intelligenti che non si lasciano abbindolare da queste tecniche degne d’un venditore d’auto usate.”

Non crediate che sia il solo a pensarla così (insieme a Perniola). Molti degli psicologi che si occupano di queste cose, curiosamente colpiti da un imprevisto senso di colpa sulla strada di Damasco, stanno spiegando ai loro seguaci proprio queste cose. Ecco cosa dice per esempio un articolo apparso proprio questo mese su Riza Psicosomatica:

“… quanto più la comunicazione è spontanea e ci appartiene, tanto più è felice e ci rende felici. Al contrario, quando la comunicazione è piegata a realizzare dei secondi fini, delle intenzioni nascoste, quando diventa una recita, quando è falsa… rischia di innescare il disagio.”

Ed ancora:

“La comunicazione è come un fiume che unisce gli uni agli altri: se pretendiamo di incanarlo troppo, se lo costringiamo dentro argini troppo rigidi, finalizzati a scopi precisi, se comunichiamo esclusivamente per ottenere qualcosa, per arrivare al dunque, per dimostrare le nostre ragioni, quel fiume si restringe, si ingolfa e non scorre più: la comunicazione diventa sterile e ci si ritorce contro.”

[Da “Sei più efficace se improvvisi”, articolo non firmato apparso su Riza Psicosomatica di Aprile 2009]

Quindi, viva la “comunicazione” se può disinnescare la reazione aggressiva di un’altra persona quando è necessario darle un cattiva notizia ma… non è mia intenzione usarla come strumento di manipolazione dei rapporti sociali (e politici) nella mia vita personale.

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

www.alessandrobottoni.it

PS: Lo so che Riza Psicosomatica non è certo la Bibbia della psicologia. Quello che voglio trasmettervi è che se ne parla persino Riza, vuol dire che questa corrente di pensiero è ormai arrivata anche alle casalinghe.

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