Il telefono antistupro

In questi giorni è ancora una volta al centro dell’attenzione della stampa, ed al centro della discussione politica, il tema della sicurezza personale dei cittadini, in particolare delle donne.

Nell’ambito di questa discussione, credo che sia interessante sapere come i tre ultimi governi (Berlusconi, Prodi e di nuovo Berlusconi), hanno trattato uno strumento che negli ultimi cinque anni avrebbe potuto salvare diverse vite umane ed avrebbe potuto cambiare radicalmente lo stato attuale delle cose.

Aiuto! Mi vogliono stuprare!

Per capire di cosa stiamo parlando, ci vuole l’esempio adatto. Ammettiamo per un istante che vi troviate nei panni di una donna che rientra dal lavoro in autobus verso le otto di sera, a metà gennaio (fa buio alle cinque del pomeriggio, per cui è già notte fonda). Scendete dall’autobus e vi rendete conto che alcuni uomini (diciamo quattro o cinque) iniziano a seguirvi. La strada è deserta e poco illuminata. Ecco, a questo punto probabilmente sperate che chiamando la Polizia od i Carabinieri con il vostro telefono cellulare, possa arrivare sul posto una macchina di pattuglia nel giro di pochi minuti (diciamo in meno di 300 secondi, cioè 5 minuti). In particolare, sperate di non essere costrette ad intrattenere un lungo e complesso dialogo telefonico con l’operatore per spiegare chi siete, dove vi trovare, cosa sta succedendo, e qual’è il vostro reddito certificato ISE.

Ebbene, questo auspicabile “pronto intervento su richiesta telefonica” è esattamente ciò che avviene normalmente in tutta Europa (e tutto il mondo occidentale) sin dal 2004, tranne che in alcuni paesi, tra cui ovviamente l’Italia.

In Italia, non è tecnicamente possibile intervenire con questa tempestività a meno che voi non siate in grado di parlare con l’operatore e di dirgli con buona precisione dove vi trovate. Se vi trovate in una città diversa dalla vostra, la possibilità che sappiate con precisione dove vi trovate è ovviamente molto bassa.

Questa differenza tra l’Italia ed il resto dell’Occidente è dovuta al fatto che in Italia non è ancora stato implementato un servizio tecnico che invece è già stato implementato da anni in quasi tutto il resto del mondo (anche a Taiwan, in Cina, in Russia, a Dubai ed in diverse città del Sudamerica). Questo servizio tecnico si chiama “localizzazione della chiamata di emergenza” e fa parte degli obblighi che tutti i paesi europei dovevano assolvere entro il 2004 per fare parte del progetto del numero di emergenza unico europeo 112.

Il numero di emergenza 112 europeo

Si, perchè nel 2003/2004 è stato lanciato un progetto comune europeo che permette a chiunque, all’interno dei confini dell’unione, di chiedere aiuto chiamando sempre lo stesso numero, il 112. Vedi:

http://www.eena.it/Index.htm

Come ricorderete, anche l’Italia ha aderito (con molta grancassa, molti annunci televisi e l’apposizione di diverse medaglie sul petto dei politici del momento) a questo progetto sin dall’inizio (2003).

Ovviamente, chi riceve le chiamate parla sempre e solo la sua lingua, per cui se vi trovare in Repubblica Ceca e chiamate il 112 sono problemi vostri spiegare cosa sta succedendo e che tipo di aiuto vi serve. La Comunità Europea, infatti, non è mai stata capace di scegliere una lingua comune per le esigenze di base, tra cui le chiamate di emergenza, e di imporre agli stati membri che i cittadini e gli operatori dei servizi interessati studiassero questa lingua. Ma questa è un’altra storia.

La localizzazione della chiamata di emergenza

La storia che ci interessa in questo momento è un’altra. In tutti gli altri paesi dell’unione, quando chiamate il 112 gli operatori telefonici inviano automaticamente alla centrale di controllo anche le informazioni che permettono di localizzarvi.

Se chiamate da un telefono fisso, inviano direttamente l’indirizzo presso il quale è installato il telefono (lo devono conoscere per forza: lo installano loro).

Se chiamate da un telefono cellulare, le compagnie telefoniche inviano le coordinate geografiche della “cella” (il “pilone”) al quale siete collegati ed il diametro della “copertura” della cella stessa. Questo permette di localizzarvi con una precisione che va da circa 300 a circa 900 metri, a seconda dell’orografia del terreno. Se vi trovate al chiuso, la precisione è spesso di alcuni metri perchè, in questi casi, la cella si trova quasi sempre all’interno del locale (come avviene nei centri commerciali, per esempio). Il codice che identifica la cella a cui siete collegati deve per forza di cose essere presente nei dettagli della chiamata perchè è il solo modo di spedire segnali al vostro telefono.

In alcuni paesi ed in alcuni (rari) casi, in realtà, la compagnia telefonica effettua in tempo reale una “triangolazione radio” usando i due o tre piloni che sono più vicini a voi e riesce ad inviare alla Polizia le coordinate della vostra posizione con una precisione di qualche decina di metri.

In altri paesi, tra cui l’Inghilterra, sono già in fase di studio e di sperimentazione delle centrali di Polizia che possono ricevere in moto automatico le coordinate del telefono cellulare chiamante così come le rileva un apposito ricevitore GPS integrato nel cellulare stesso. In questo caso, la precisione con cui è possibile localizzare il telefono chiamante è di alcune decine di metri (grazie al “vecchio” GPS americano) o di alcune decine di centimetri (grazie al nuovo GPS europeo “Galileo”). Ovviamente, bisogna disporre di un telefono cellulare dotato di ricevitore GPS/Galileo integrato (300 -> 500 euro di spesa, al momento), configurato in modo che invii le coordinate della sua posizione al momento della chiamata.

La chiamata di emergenza nei paesi civili

Tutto questo vuol dire che in quasi tutto il resto del mondo, quando chiamate il 112 il vostro telefono viene automaticamente localizzato su una mappa (tipo quella di Google Maps) e viene automaticamente inviata una pattuglia a vedere cosa sta succedendo, anche se non riuscite a dire nulla al telefono (perchè magari vi hanno già assalito). Basta comporre il 112 e spingere il tasto di chiamata, anche senza dire nulla (si consiglia di lasciare la comunicazione aperta per permettere a chi riceve la chiamata di sentire cosa succede attorno a voi). Le chiamate ai numeri di emergenza vengono sempre registrate (perchè possono servire come prova di reato in seguito), questo avviene anche in Italia, sin dagli anni ’60.

Dalle statistiche pubblicate da alcuni paesi negli anni passati, si sa che l’adozione di questa tecnica di localizzazione ha permesso di ridurre notevolmente i tempi di intervento nella stragrande maggioranza dei casi. Al giorno d’oggi, in quasi tutta europa (ma non in Italia), una pattuglia della polizia riesce a raggiungere la persona che ha chiesto aiuto al 112 entro 3 minuti (180 secondi) dalla chiamata in circa la metà dei casi ed entro 9 minuti in circa il 90% dei casi.

Quasi sempre, 180 secondi sono più che sufficienti per evitare il peggio.

Potete farvi un’idea di cosa succede nel resto del mondo leggendo il testo del governo svizzero che riguarda questo servizio:

http://www.comcom.admin.ch/aktuell/00429/00632/00713/index.html?lang=it&msg-id=7411

I costi

L’altissima efficienza che questo sistema permette di raggiungere costa esattamente 0 € (Zero Euro) allo stato ed ai cittadini.

Sia l’infrastruttura tecnica che il personale sono infatti già presenti (dai primi anni ’90) in tutti i paesi europei dotati di rete GSM o successiva. Questo perchè tutti gli strumenti tecnici, tutti i dati e tutte le configurazioni del caso sono comunque necessari al normale funzionamento di qualunque rete cellulare (GSM, UMTS o di altro tipo). Il personale è già presente perchè già esiste comunque una rete di ricezione delle richieste di intervento (i numeri 112 e 113).

Come probabilmente sapete, esistono persino delle aziende private che sfruttano la struttura della rete cellulare esistente per fornire indicazioni sulla posizione dei telefoni cellulari, ad esempio per aiutare i genitori a localizzare i figli. Vedi ad esempio:

http://www.childlocate.co.uk/index.html

Questo servizi sono disponibili solo in alcuni paesi (Stati Uniti, Inghilterra, etc.) perchè in quasi tutto il resto del mondo è illegale localizzare il telefono di un’altra persona. Questo servizio, in tutti i paesi del mondo, resta però accessibile ed utilizzabile dalle forze di polizia (spesso senza bisogno di alcun mandato).

Questo dimostra in modo inequivocabile che non c’è bisogno di fare assolutamente niente per rendere disponibile questo importantissimo servizio alle forze di polizia. Basta concedere alla Polizia l’accesso al database delle chiamate (una pura questione di autorizzazioni).

La procedura di infrazione contro l’Italia

Per legge, questo sistema di rilevamento automatico della posizione del telefono chiamante avrebbe dovuto essere operativo sin dal 2004 in tutta europa.

Nel 2006 la Comunità Europea ha aperto una procedura di infrazione contro 11 membri della comunità, tra cui l’Italia, colpevoli di non aver ancora provveduto alla sua implementazione. Vedi:

http://www.eena.it/ComStampa06.htm

http://www.supercom.it/Europa/Policy/Numero_unico_di_emergenza_112_ancora_aperto_il_procedimento_contro_l%27Italia._Reding.html

Il 22 Gennaio 2009 questa procedura si è conclusa con una condanna a danno di soli quattro paesi, tra cui l’Italia. Tutti gli altri avevano già provveduto a mettersi in regola nel frattempo. Vedi:

http://www.europalex.kataweb.it/article_view.jsp?idArt=87015&idCat=516

Tra il 2004 ed il 2009 ha governato quasi sempre Silvio Berlusconi con un breve ma significativo intervallo di Romano Prodi. Le colpe sono quindi ugualmente ripartite.

La posizione delle compagnie telefoniche

Il fatto che l’Italia non sia mai riuscita ad implementare un servizio che già esiste (non occorre fare assolutamente niente per renderlo operativo), è dovuto anche al fatto che le compagnie telefoniche (tutte quante) si sono barricate dietro ad una pretesa difficoltà tecnica. Alle richieste del governo hanno risposto con una lettera congiunta in cui chiedevano “supporto” per implementare il servizio:

“L’Italia, dicono a Bruxelles, si è limitata a comunicare alla Commissione che gli operatori telefonici avevano auspicato “un aiuto tecnico operativo, necessario all’attuazione del servizio”.”

[Da: “Non localizzabile chi chiama il 112, Italia condannata”]

Come ho già detto, il servizio già esiste, a causa della natura stessa delle reti telefoniche, da quando esistono le reti stesse. Non c’è assolutamente niente da implementare. Basta dare accesso al database delle chiamate (una banale questione di username e password), come è ampiamente dimostrato dai servizi commerciali che forniscono questo stesso servizio.

Falchi e colombe

Ovviamente, una volta ricevuta la chiamata bisogna inviare una pattuglia. Quasi tutte le polizie del pianeta stanno facendo largo uso di motociclette per garantire la massima tempestività di intervento (le auto restano spesso bloccate o ritardate dal traffico cittadino). Questo avviene anche in molte città italiane (tra cui Napoli, con i suoi famosi “falchi” motociclistici in borghese).

Il sistema di intervento rapido esiste già. Non può essere sfruttato appieno solo a causa della mancanza di un sistema di rilevamento della posizione del telefono chiamante.

Conclusioni

Questo servizio avrebbe dovuto essere operativo (sulla base di una legge europea, seguita da una legge italiana) sin dal 2004. Se fosse stato realmente disponibile, avrebbe sicuramente salvato molte donne dallo stupro e probabilmente avrebbe salvato alcune di loro da una morte assurda (come nel caso della povera Signora Reggiani).

Nonostante questo, i nostri politici hanno completamente ignorato questo argomento e si sono invece accaniti su altri temi, come le intercettazioni telefoniche, l’impiego dell’esercito o cose simili.

Francamente, l’intera nostra classe dirigente, di entrambi gli schieramenti, dovrebbe essere trascinata in tribunale per omissione di atti d’ufficio e per favoreggiamento in vari reati solo per aver ignorato questo tema così a lungo.

Purtroppo, ancora una volta è chiaro che i primi criminali da cui un cittadino italiano deve difendersi (da solo!) sono i politici che lo governano.

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

www.alessandrobottoni.it

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~ di ilprogettoarancione su 23 maggio 2009.

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