Scuola, informatica e telecomunicazioni

Sono appena tornato da un gradevole e stimolante incontro che Sinistra e Libertà ha organizzato a Genova, presso il “librocaffè” “la passeggiata”. Un paio d’ore di domande, risposte e chiacchere attorno ad internet, alla politica e ad altri argomenti. Verso la fine della serata è emerso un tema molto interessante a cui abbiamo potuto dedicare meno tempo del necessario: il rapporto tra scuola, informatica ed Internet. Provo a riprendere questo argomento e ad approfondirlo qui di seguito.

Un livello minimo di vivibilità

Ci sono scuole in cui le strutture sono semplicemente fatiscenti. Ci sono scuole in cui è l’ambiente sociale ad essere fatiscente. Ci sono scuole in cui è fatiscente il corpo insegnante. Ci sono scuole in cui ci sono gravi elementi di disturbo (magari un ragazzino con problemi mentali particolarmente gravi…).

Tutto questo, però, non ha nulla a che fare con l’informatica ed Internet. Ha a che fare pochissimo anche con la scuola in quanto tale. Piuttosto è un problema di risorse economiche, di buon governo, di competenza e di onestà della classe dirigente. Come tale, è un problema che va affrontato in un’altra sede (e lo affronterò, in un altro articolo).

Qui possiamo solo occuparci dell’argomento in oggetto: “scuola, informatica e telecomunicazioni.” Possiamo solo dare per scontato un livello minimo di vivibilità della scuola anche se, lo sappiamo bene, questa è una ipotesi realistica solo in un terzo dei casi.

Il Personal Computer

Nel corso degli anni passati è stato fatto un errore di fondo: si è pensato che i ragazzi dovessero avere a disposizione un PC (collegato ad Internet) a scuola, dentro un laboratorio attrezzato, in modo che potessero imparare ad usarlo sotto la guida di un insegnante preparato.

Quello che serve, invece, è un computer PERSONALE e portatile che possa diventare “l’ufficio” dello studente, il suo principale strumento di lavoro e il “luogo” della sua attività scolastica (sia di apprendimento che di vita sociale). Ci vuole qualcosa come i notebook che le aziende affidano ai loro rappresentanti.

Ci vuole qualcosa che lo studente impari ad usare (ed a considerare “suo”) usandolo quotidianamente, insieme agli altri, per imitazione e per scambio di informazione tra pari. Non ci vogliono i laboratori attrezzati. Non ci vogliono gli insegnanti preparati. Gli insegnanti dovrebbero semplicemente usare questi “cosi” così come li usano i loro studenti, esattamente come usano da anni il loro telefono cellulare.

Tutto questo non è affatto impossibile. Basti vedere i molti netbook ed i molti MID che affollano il mercato. Con meno di 300 euro si può avere uno strumento robusto, leggero, facile da usare, che può essere usato per accedere a libri di testo, filmati, immagini, quiz ed altri strumenti didattici ospitati su una intranet scolastica o su Internet (Wikipedia, per esempio).

Trecento euro (in rapida discesa), una sola volta in dieci anni per accedere all’intero patrimonio mondiale della cultura, compresi i più assurdi dizionari di lingue ed i testi più rari. Trecento euro una volta nella vita scolastica contro 300 euro una volta l’anno per i libri.

Meno di un kg di peso contro 10 o 12 kg di carta (CARTA!) da portare a spasso per la città, su e giù per gli autobus, 200 giorni l’anno.

Davvero vogliamo parlare della tastiera scomoda, del display piccolo, della perdita della capacità di scrivere a mano libera? Davvero non riusciamo a capire che questi sono falsi problemi, destinati a diventare un ricordo del passato nel giro di pochi anni?

La connettività

Le scuole di oggi si lamentano della mancanza di connettività ADSL.

Giusto.

Giusto ma inutile. Giusto ma tardivo. Giusto ma sbagliato, paradossalmente, perchè in questo modo la connettività è disponibile solo a scuola mentre è molto più utile a casa, quando si fanno i compiti.

L’ADSL a scuola era una esigenza didattica fino all’anno scorso. Al giorno d’oggi ogni studente può già avere la sua connettività personale via UMTS o HSDPA con una “chiavetta” USB collegata ad un netbook. Tra cinque anni, questo tipo di connettività verrà fornita di serie con qualunque PC portatile e costerà una cretinata.

Quindici o venti euro al mese per stare connessi, sia per la scuola che nella vita quotidiana.

Che ci piaccia o no, sarà questa l’evoluzione del mercato. Quello che può e deve fare lo Stato, a questo punto, consiste solo nell’aiutare le famiglie meno fortunate a sostenere questa spesa.

Certo, il modo “giusto” di affrontare il problema resta quello di fornire connettività gratuita (wifi+ADSL) agli studenti a scuola (ad affiancarsi della ADSL di casa). M questa è comunque usa soluzione transitoria. Tra dieci anni i costi dell’UMTS saranno talmente bassi e verranno dati talmente per acquisiti che questa discussione sarà un ricordo del passato (così come lo sono ora le discussioni che riguardavano i telefoni celllulari e che per anni hanno tenuto banco tra genitori ed insegnanti).

Wiki al posto dei libri

Siamo nel 2009 ed il ministero della pubblica istruzione parla ancora di e-book.

Nessuno studente usa degli e-book per studiare, nonostante il fatto che ne esistano da anni decine di migliaia, quasi tutti gratuiti.

Quasi tutti i ragazzi (almeno quelli economicamente più fortunati) usano Wikipedia (a casa, per i compiti, ed ormai anche a scuola, al posto dei libri di testo). Molti di loro contribuiscono anche alla crescita di Wikipedia. Altri usano www.studenti.it ed altri siti specialistici simili.

Il presente (il presente, non il futuro) è un presente basato su wiki (siti di collaborazione editoriale) come Wikipedia, Citizendium, Google Knol e via dicendo.

Gli e-book sono già stati spazzati via da questa tecnologia.

Sono stati spazzati via perchè non possono competere con un modello di editoria collettivo e cooperativo come quello di Wikipedia. Non possono competere con gli aggiornamenti in tempo reale. Non possono competere con il modello a sorgente singola di Wikipedia. Non possono competere con il meccanismo di verifica e correzione “a molte mani e molti occhi” di Wikipedia.

Sarebbe tempo di lasciar perdere questa illusione ottocentesca degli e-book e cominciare a parlare di cose serie. Parlare di Citizendium e di Google Knol, in particolare, per via della maggiore attendibilità degli articoli che è possibile ottenere usando il loro modello di sviluppo, più avanzato di quello di Wikipedia.

La rivoluzione in arrivo

Tutto quello che ho appena descritto, in realtà, sta già arrivando nelle nostre scuole SENZA che nessuno lo abbia mai autorizzato, finanziato o richiesto. Sta arrivando sotto forma di “Smart Phones” come lo Apple iPhone, i vari Smart Phone sbasati su Windows Mobile e su Symbian Epoc e, soprattutto, sta arrivando sotto forma di Smart Phones basati su Linux (non solo su Google Android ma anche su LiMo e altre piattaforme Linux-based).

I ragazzi di oggi, soprattutto alle superiori, si stanno già attrezzando di dispositivi di questo tipo. Nei prossimi 5 anni questi “cosi” diventeranno lo standard. Questi cosi permettono di accedere ad Internet in vari modi (UMTS, HSDPA, etc.) e di usare molte delle funzionalità della Rete, dalla consultazione di Wikipedia, all’uso della messaggistica istantanea (MS Messenger, Jabber, etc.), alla posta elettronica, allo scambio di file (file sharing, via Wi-Fi punto-a-punto, SENZA passare da Internet, spesso cifrato ed anonimo).

Questa rivoluzione avrà luogo COMUNQUE, non importa cosa noi genitori ne pensiamo, non importa cosa ne pensino i dirigenti scolastici, gli insegnanti, il ministero della pubblica istruzione od il governo in persona. Questa evoluzione avrà luogo semplicemente perchè è necessaria al tanto amato “libero mercato” ed alle aziende. Non c’è modo di fermarla. Tra 5 o 6 anni questi Smart Phones costeranno meno di 200 euro e sarà quasi impossibile non ricerverne uno come regalo di Natale o di compleanno. In dieci anni saranno la regola, non l’eccezione.

A quel punto, la Scuola nel suo complesso, sarà costretta ad accettare questa pacifica invasione esattamente come è stata costretta ad accettare quella delle calcolatrici tascabili 30 anni fa.

Non ci sarà più nessun bisogno che la scuola fornisca i PC o la connessione ADSL. Meno che mai ci sarà bisogno di attrezzare un ”laboratorio di informatica”. Al quel punto sarebbe risibile come lo sarebbe ora attrezzare un laboratorio di alfabetizzazione alle superiori. Soprattutto, a quel punto non ci sarà più nessun bisogno di insegnanti dotati di una preparazione specifica su questi temi. Quelli che saranno “co-evoluti” insieme al resto del pianeta sopravviveranno ed useranno questi strumenti come usano da tempo molte altre cose. Gli altri, quelli che si saranno rifiutati di avere a che fare con queste tecnologie, verranno semplicemente travolti dalle risate e dalla superiorità tecnica dei loro allievi.

Dove da qui?

Si tratta quindi solo di accettare questa inevitabile evoluzione del mercato, della società e della scuola senza farle la guerra. Si tratta di “lasciar entrare” l’informatica e le telecomunicazioni nella scuola senza opporsi ad esse. La lezione delle calcolatrici dovrebbe essere tenuta ben presente.

Non importa quale opinione si possa avere di Wikipedia, e di Internet in generale, ad un certo punto si sarà costretti ad accettarne la presenza ed a darla per scontata, come un elemento dello scenario tecnologico e sociale all’interno del quale la scuola opera.

A quel punto, diventerà inevitabile fare il passo successivo: sfruttare queste tecnologie per spingere oltre le capacità dell’allievo e dell’intero sistema. In altri termini: ora che c’è Wikipedia, vediamo come la si può sfruttare per andare oltre il solito nozionismo scolastico.

Se Internet, Wikipedia, le calcolatrici ed altri strumenti sono sempre presenti, diventa sostanzialmente inutile imparare a memoria le poesie, mantenere la capacità di far di conto a mano, con carta e penna, o ricordarsi la sequenza dei Re di Roma. Tutte queste cose saranno comunque a portata di click sullo Smart Phone o sul MID.

Piuttosto, partendo da queste possibilità, date per acquisite, dove si può arrivare?

Per capirlo, basta guardare cosa fanno già adesso i ragazzi più svegli: asemblano opere “creative” partendo da quei materiali. Non si tratta sempre di opere destinate a restare nella storia ma rappresentano comunque il loro modo di digerire un’informazione, un’emozione o di perfezionare un’idea latente.

Per capirlo ancora meglio, si può confrontare ciò che è stata, per decenni, una “ricerca per la scuola” con ciò che è destinata a diventare. Finora, la “ricerca” è consistita sostanzialmente nel rispondere ad una domanda di questo tipo: “portami una descrizione accurata di questo fenomeno, ad esempio il fenomeno storico del feudalesimo”. La ricerca si concretizzava quindi in una serie di documenti di testo e di disegni che il ragazzino creava sulla base delle informazioni trovate sui libri che aveva a disposizione (di solito al massimo un paio).

In futuro, probabilmente, la domanda sarà “portami un resoconto delle diverse interpretazioni che vengono date di questo fenomeno, ad esempio il fenomeno del feudalesimo”. Molto probabilmente, questo tipo di ricerca si concretizzerà in una serie di documenti e di immagini (e video) presi da varie fonti su Internet ed in uno o più documenti di “aggregazione” dei dati preparati dall’allievo. In altri termini, diventerà molto più simile al lavoro filologico tipico di una ricerca universitaria.

L’effetto principale dell’informatizzazione della cultura e della scuola, infatti, sarà quello di spingere verso l’alto il livello, di avvicinarlo a quello universitario. Questo rappresenterà una grande sfida per gli insegnanti (non tutti gli insegnanti delle medie e delle superiori potrebbero essere dei veri docenti universitari) e poterà ad un notevole aumento della competizione tra i ragazzi. Competere su lavori di raccolta, assemblaggio e commento delle informazioni come questi è molto più facile e più stimolante che fare altre cose.

Per la prima volta nella storia, probabilmente diventeranno centrali nella competizione scolastica tra gli studenti un forte elemento di “velocità” ed uno di “intuizione” che fino ad ora, per varie ragioni, erano sempre rimasti marginali. Questo non può che essere un fatto positivo.

Che resterà dei libri?

Personalmente, credo che nessuno degli strumenti che sono esistiti fino a questo punto sia destinato a scomparire. Quando è arrivato il telefono, non è sparita la posta. Quando è arrivata la TV, non sono spariti i cinema. Solo, i “vecchi” strumenti verranno confinati alle funzioni che sono loro peculiari.

I libri su carta diventeranno probabilmente sinonimo di “lettura lunga ed impegnativa”, di narrativa e di saggistica, mentre i PC ed Internet diventeranno sinonimo di “testo di riferimento” e “raccolta di informazioni” di base.

Non ci sarà nessun motivo di rattristarsi, quindi. I PC ed Internet forniranno molta più”cultura” ed informazione di quanta ne sia mai stata disponibile in precedenza. Libri ed altri strumenti resteranno a disposizione di chi li desidera, finchè ci sarà qualcuno a desiderare di utilizzarli per qualche scopo.

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

www.alessandrobottoni.it

Annunci

~ di ilprogettoarancione su 18 maggio 2009.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: