La vostra prossima automobile

Questo è probabilmente il momento migliore per cambiare auto. Da Gennaio sono disponbili gli incentivi del governo per la rottamazione delle vecchie auto e, come d’abitudine, l’arrivo dell’estate e la prevedibile stasi del mercato spinge le aziende produttrici a premere sulla leva degli sconti. Tra ecoincentivi e sconti del produttore non è difficile superare i 3000 euro di risparmio su un’auto che ne può costare tra i 12 ed i 15.000. Difficile resistere.

Ma quale auto comprerete?

Le uniche auto su cui sono applicabili gli ecoincentivi sono le Euro 4 che producono meno di 140 gr/km di CO2 cioè, in buona sostanza, dei 1100 – 1300 cm3 a benzina o poco di diverso. In alternativa, c’è il GPL (od il metano). In altri termini, ancora oggi stiamo discutendo di automobili che differiscono da quelle degli anni ’60 e ’70 quasi solo per la stilizzazione della carozzeria e per la presenza del condizionatore.

Dov’è andata a finire tutta l’innovazione che ci era stata promessa in termini di consumi e di inquinamento? Dove sono le auto elettriche? Dov’è andato a finire il nostro futuro?

Un futuro possibile

Il problema è che da circa 40 anni si continua ad aspettare un futuro che non è possibile. Alcune tecnologie che sono state fatte balenare davanti agli occhi dei consumatori e dei politici in questi decenni non hanno mai avuto la benchè minima possibilità di raggiungere il mercato. Molte di esse non ce l’hanno nemmeno ora. Si tratta, in buona sostanza, di specchietti per le allodole: qualcosa che viene sfruttato per soddisfare la fame di novità del mercato, per sopire le cattive coscienze ecologiste di molti utenti e spingerli a comprare, nell’attesa, l’ennesima incarnazione di un oggetto che risale ingegneristicamente agli anni ’50.

Le auto elettriche

Una di queste tecnologie è l’auto elettrica (più esattamente, lo è stata finora, come vedremo in seguito). Ciò che uccide sul nascere questa tecnologia è scarsa capacità delle batterie coniugata con un lungo tempo di ricarica.

Se si vuole fare un viaggio di, diciamo, 600 km, bisogna lasciare l’auto in carica tutta la notte perchè, diversamente, la prima fermata al distributore durerebbe altre otto ore. Inoltre, anche per avere questa autonomia è necessario rassegnarsi ad una di queste due soluzioni:

  1. Portarsi appresso alcuni quintali di batterie al piombo, che costano poco ma pesano una follia e sono pericolose (per via dell’acido che contengono).

  2. Pagare una follia per delle batterie al litio, molto più leggere e sicure ma dai prezzi ancora inavvicinabili.

Non stupisce quindi che le auto elettriche non abbiano mai avuto un reale successo di mercato.

Questa situazione potrebbe cambiare grazie ad un brevetto dell’MIT di Boston che promette di ridurre in maniera spettacolare i tempi di ricarica delle pile al litio. Uno strato di fosfato di Litio, depositato sull’anodo, rende possibile ricaricare da 0 al 100% una pila da telefono in 5 – 10 secondi e le batterie di un’auto elettrica in uno o due minuti. Capite bene che questo cambia le carte in tavola: diventa possibile partire con un’auto che ha pochissime batterie a bordo (e quindi costa enormemente di meno, pesa molto meno e consuma molto meno) e fare “il pieno” in pochi minuti ogni volta che è necessario, esattamente come avviene con molte piccole auto da città.

Anche con questa innovazione resta però un problema irrisolvibile: non c’è Litio per tutti. Già adesso il Litio è estremamente costoso perchè viene usato massicciamente per i telefoni cellulari ed i laptop. Se dovesse trovare questa nuova utilizzazione sulle auto, il suo prezzo andrebbe immediatamente alle stelle. Si stima infatti che sull’intero pianeta ci sia abbastanza Litio solo per coprire le esigenze di qualche milione di auto, cioè più o meno quelle usate in una parte dell’europa. Il resto del mondo resterebbe comunque a secco.

L’idrogeno

Un’altro specchietto per le allodole è rappresentato dall’idrogeno, così caldamente consigliato da jeremy Rifkin. Nel caso dell’idrogeno i problemi sono due: la siua estrema pericolosità ed il peso dell’impianto.

Riguardo alla pericolosità bisogna chiarire un punto: la miscela idrogeno/aria è una miscela esplosiva per quasi tutte le concentrazioni di idrogeno ed ha una temperatura di innesco di meno di 200 °C. In altri termini, quando si forma una miscela aria/idrogeno, per innescare un incendio basta anche la minima scintilla elettrostatica od una semplice piastra metallica surriscaldata, come l’involucro esterno della marmitta catalitica. Quando la miscela si incendia, la fiamma si propaga al suo interno a decine di km/sec, provocando una violenta onda d’urto. Cioè, esplode.

Il livello di rischio non è assolutamente simile a quello a cui si espongono i conducenti di auto a GPL od a Metano, come si vorrebe far credere: è molto, molto più alto, sia come probabilità di incidente che come possibili conseguenze dell’incidente stesso.

Molto semplicemente, l’idrogeno non è roba da usare per questo tipo di applicazioni. Il caso del dirigibile Hindemburg dovrebbe bastare come dimostrazione.

A parte questo, l’impianto è simile, come pesi e come ingombri, ad un normale impianto a GPL e quindi non è proprio entusiasmante.

Le pile a combustibile

Un’altra tecnologia che difficilmente potrà arrivare sul mercato a breve sono le pile a combustibile. Ne ho parlato qualche mese fa in questo articolo:

http://alessandrobottoni.wordpress.com/2008/10/14/pile-a-combustibile/

Pile di questo tipo vengono usate sui sottomarini (non nucleari) sin dagli anni ’50 e sono sempore state una continua fonte di problemi e di delusioni. La ragione di tutto questo è che hanno una diabolica tendenza ad intasarsi con i residui di comustione per cui la loro efficienza cala rapidamente fino a renderle inusabili.

Sono ormai almeno 40 anni che si studia il modo di applicarle all’autotrazione ma, come si può vedere, non si è ancora trovata una vera soluzione. Nulla fa pensare che la si troverà in futuro (a meno di sconvolgimenti tecnologici attualmente imprevedibili).

Auto a basso e bassissimo consumo

L’opera di “oscuramento” che viene messa in atto dalle case produttrici con queste promesse serve in realtà a mascherare la soluzione ovvia ai nostri problemi di trasporto.

Per consumare meno e per muoversi meglio, in città e fuori, sono necessarie delle automobili più piccole e leggere. Delle auto completamente diverse da quelle attuali. In particolare, sarebbero necessarie delle auto monoposto e biposto pensate in modo specifico per il “commuting” (insomma: “per andare a lavorare”). Questo perchè l’auto viene usata per il 90% del suo tempo con uan sola persona a bordo e per il 97% del suo tempo con non più di due persone a bordo.

Passare da un’auto a quattro posti, che pesa tra i 700 ed i 1500 kg, ad una automobile biposto (magari biposto in tandem) che ne pesa tra il 300 ed i 400, vuol dire consumare circa la metà (oltre che ingombrare la metà nel traffico e nei parcheggi). Questo perchè il peso è di gran lunga il principale fattore che incide sul consumo fino a velocità di 90 – 100 km/h.

Se poi si pensa ad un’auto monoposto, pensata in modo specifico per il commuting, si può arrivare a consumare da uno a tre litri di carburante per cento km. Insomma, come un motorino.

Date un’occhiata alla BMW CLEVER, per esempio:

http://carscoop.blogspot.com/2006/04/bmw-clever-concept_20.html

http://www.autoblog.it/post/3557/bmw-clever-concept

Con consumi così bassi non avrebbe più nessun senso pensare ad altre tecnologie. Si potrebbe anche adottare con tranquillità un carburante derivato da qualche vegetale senza rischiare seriamente di affamare mezzo pianeta. Con consumi pari al 20% di quelli attuali, tutte le carte in tavola cambierebbero peso e posizione.

Allora, perchè no?

Le ragioni per cui non si torna con i piedi per terra, e non si propongono soluzioni immediate e concrete ai problemi di trasporto, sono piuttosto ovvie:

  1. Non fanno sognare il cliente. Niente biturbo-multi-questo-inter-quell’altro. Solo un banale veicolo, leggero e spartano.

  2. Non fanno certo sognare i petrolieri (che sono azionaisti anche delle industrie dell’auto, ovviamente)

  3. Non servono ai fini elettorali. Chi voterebbe mai uno che ti vuole rispedire sulla Panda prima versione?

E quindi la vostra prossima auto sarà una Grande Punto o qualcosa di simile. A benzina, GPL o Metano, questo lo potete scegliere.

Alessandro Bottoni

info@alessandrobottoni.it

www.alessandrobottoni.it

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~ di ilprogettoarancione su 16 maggio 2009.

Una Risposta to “La vostra prossima automobile”

  1. Ciao. Per quel che riguarda l’idrogeno mi sento in bisogno di sfatare la sua pericolosità. E’ provato che un’auto a idrogeno è MOLTO MENO pericolosa di una a benzina o a gas. Semplicemente perché l’idrogneo è estremamente volatile e si disperde in atmosfera con gande rapidità. Inoltre nel serbatoio non si tiene certo idrogeno già miscelato con l’aria e solo in una forbice abbastanza ristretta di rapporto l’idrogeno risulta essere davvero pericoloso. Questa chimera della pericolosità dell’idrogeno viene inculcata alla gente fin da ragazzi (notorio l’esperimento con il gas tonante), eppure non troverai un motociclista che si rispetti che non ti dica con quanta cautela fa benzina: poche gogge su un motore caldo e addio due ruote.
    Per il litio ricorda che il processo di estrazione è estremamente inquinante e un sacco di schiavi del terzo mondo muoiono per noi.
    Per il resto le tue idee mi sembrano davvero buone. Ma ti farò ridere. In quest’epoca dove si parla tanto di consumi. Hai mai sentito parlare del Dingo? Motoguzzi. http://www.guzzidingo.com/modelli/download/depliant_dingo_3v.pdf . Prodotto più di 40 anni fa. Leggerai bene: 1,5 l per 100 km (norme CUNA). Diciamo che fa i 50 km con un litro di miscela. Abbiamo davvero bisogno di auto da 250 km/h autolimitate? La tecnologia c’è, te lo dico da ingegnere, ma non la volontà di sfruttarla. Come per le celle a combustibile e la fusione fredda.

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