Cordoglio

Noi tutti ricordiamo con commozione i funerali di Giovanni Paolo II. Ricordiamo la sua bara di semplice legno chiaro adagiata sul selciato di Piazza San Pietro e le pagine della Bibbia mosse da vento. In quel momento noi tutti, indipendentemente dalla nostra fede religiosa, ci siamo sentiti partecipi del cordoglio che colpisce ognuno di noi, membro della specie sociale più sociale che sia mai esistita, quando un membro di questa nostra specie giunge al termine della sua esistenza. Quel cordoglio che rende l’uomo profondamente diverso da ogni altro essere vivente. Nella morte di quello che è stato sicuramente un uomo di primo piano per il nostro secolo, abbiamo rivissuto e rivisto la morte di ognuno di coloro che lo hanno preceduto e di coloro che lo seguiranno. La morte dei nostri avi. Quella dei nostri cari. La morte di noi stessi. La sua morte è assunta a simbolo della morte dell’Uomo. Qualunque uomo. Ogni uomo.

Questo è profondamente giusto, perchè è proprio in questo che l’Uomo trova la giustificazione e la dimostrazione più profonda della sua diversità da ogni altra specie. Siamo umani perchè la morte di un altro essere umano non ci può lasciare indifferente.

Ed allora, a maggior ragione, dobbiamo esserlo quando giunge al termine l’esistenza di uno dei rappresentanti più umili della nostra specie. Dobbiamo esserlo quando una vita, ancora lontana dal suo termine naturale, viene spezzata da un atto disperato, dettato dalla paura e dall’angoscia.

Alle 6:45 di Giovedì 7 Maggio, il personale della Croce Rossa Italiana che segue il CIE di Ponte Galeria, alle porte di Roma, ha trovato il corpo senza vita di una signora di 49 anni di origini tunisine all’interno della cella in cui era stata rinchiusa due settimane prima. Questa signora si chiamava Mabruka Mimuni e viveva clandestinamente in Italia da molti anni. Noi tutti possiamo facilmente immaginare in quali condizioni. Mabruka era stata arrestata e portata al CIE il 24 Aprile a causa della mancanza del permesso di soggiorno. Avrebbe dovuto essere rimpatriata proprio il 7 Maggio. A quanto pare, l’idea di essere costretta a tornare in un paese dal quale era fuggita molti anni prima, e nel quale probabilmente l’aspettava un destino assai poco invidiabile, l’ha spinta a quel gesto estremo. Si è impiccata durante la notte con una maglietta arrotolata.

Di questo tragico evento nessun giornale ha dato notizia. Niente bare di legno di faggio per lei. Nessuna brezza di vento a sfogliare delicatamente le pagine del Grande Libro. Nessun cordoglio da parte degli altri membri della sua specie. Solo la stessa, assordante solitudine in cui era già stata costretta a consumare la sua breve vita.

Questo non è degno di noi. Non è degno di una specie sociale come la nostra.

Non è degno di noi nemmeno il trattamento che è stato imposto a questa signora, e che viene abitualmente imposto a migliaia di altri nostri simili. Non è degno di noi il fatto di ributtare a mare coloro che arrivano sulle nostre coste in cerca di salvezza. Migliaia di Robinson Crusoe senza colpa e senza speranza. Non è degno di noi l’aver organizzato dei centri di detenzione così simili ai lager nazisti. Luoghi nei quali qualunque cosa può succedere senza che nessuno all’esterno ne possa sapere nulla. Si pensi solo che mentre i nostri parlamentari hanno il diritto riconosciuto di visitare le carceri in qualunque momento, per garantire il rispetto dei prigionieri, non hanno invece il diritto di visitare questi centri. Non è degno di noi l’aver varato un “decreto sicurezza” intriso di odio razziale, di superstizione, di pregiudizio, di superficialità, di disprezzo per la nostra costituzione e per i trattati internazionali, primo fra tutti la Convenzione di Ginevra.

Di fronte a queste cose, come esseri umani, abbiamo l’obbligo di testimoniare tutta la nostra contrarietà. Come esseri umani, abbiamo il dovere morale di testimoniare il nostro cordoglio.

Per questa ragione, Sinistra e Libertà aveva deciso (attraverso l’umile strumento rappresentato dalla mia persona) di mobilitare tutte le persone che ancora si riconoscono nella sensibilità fondamentale di un esser umano e chiedere loro di partecipare in massa ai funerali di Mabruka Mimuni.

Una testimonianza semplice, senza bandiere, senza slogan e senza distintivi. La testimonianza di esseri umani per la scomparsa di un altro essere umano.

Purtroppo, però, il Ministero dell’Interno si rifiuta categoricamente di far sapere dove e quando si terranno i funerali di Mabruka. Siamo quindi stati costretti a decidere per una manifestazione di tono più “politico”, una specie di “funerale virtuale”, che si terrà di fronte alla Camera Dei Deputati, in Piazza Montecitorio 1 a Roma, Mercoledì 13 Maggio alle 15, durante la votazione del cosiddetto “Decreto Sicurezza” voluto dalla Lega.

Siamo sicuri che la semplice quantità di persone presenti saprà diventare un grido di condanna per coloro che si sono resi responsabili di questa e di mille altre tragedie attraverso leggi inumane come questa. Un grido di dolore del genere umano contro l’inumana assurdità di questo “decreto sicurezza”.

Vi prego quindi di partecipare e di far partecipare quante più persone possibili. Chi non può venire può comunque far sentire la sua voce inviando un messaggio email all’indirizzo

portavoceministro@interno.it

Senza fare “spam”, vi prego di invitare le persone che conoscete, e che sapete che condividono questo nostro dolore, con un semplice messaggio SMS (o email):

“Mercoledì 13 Maggio, alle ore 15:00, vado al funerale virtuale di Mabruka Mimuni, che si terrà di fonte a Montecitorio durante la votazione del Decreto Sicurezza. Ti prego, vieni anche tu.”

Vi prego di diffondere questo messaggio, pubblicandolo sui vostri siti e sui vostri blog. Vi prego di diffonderlo attraverso Facebook o Twitter.

Per una volta, dimostriamo che la tecnologia è al servizio della parte più profonda della nostra natura. Oltretutto, il Decreto Sicurezza che sta per essere votato rappresenta una seria minaccia anche per diverse nostre libertà fondamentali, sulla Rete e nel mondo fisico. Basti pensare all’enorme potere che viene delegato alle polizie locali e ad altri organi di sicurezza non tradizionali. Come “netizen” ed “hacktivist” non possiamo restare indifferenti a questa minaccia.

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

www.alessandrobottoni.it

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~ di ilprogettoarancione su 12 maggio 2009.

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