Brevetti

Ieri ho creato dal nulla un “contratto elettorale” in cui mi impegno a fare alcune cose a favore della ricerca scientifica se verrò eletto al parlamento europeo. Lo trovate qui:

https://ilprogettoarancione.wordpress.com/impegno-per-la-scienza-e-la-tecnologia/

Quasi tutti i punti di questo “contratto” sono autoesplicativi ma i punti 8 e 9 meritano qualche spiegazione. In questo articolo spiego perchè ho inserito il punto 8. Questo punto recita:

“Chiedere che l’attuale meccanismo dei brevetti, rivelatosi palesemente inefficace nel promuovere l’innovazione scientifica e la diffusione di nuove tecnologie, venga superato e sostituito con qualcosa di più adatto ai tempi.”

The need for innovation

Noi tutti abbiamo un bisogno disperato di innovazione (invenzioni). Dobbiamo affrontare la sfida della globalizzazione dei consumi, con circa 3 miliardi di nuovi consumatori che si affacciano solo ora sul mercato e che pretendono (giustamente) di consumare come abbiamo fatto noi finora. Dobbiamo riuscire a fornire acqua, cibo, energia, lavoro ed infrastrutture a circa sette miliardi di persone, pena lo scoppio di conflitti militari come non ne abbiamo mai visti in migliaia di anni di storia.

L’attuale sistema dei brevetti è nato tra rinascimento italiano (1500) e rivoluzione industriale inglese (1700) con l’intento di promuovere lo sviluppo di soluzioni innovative ma il modo in cui agisce in realtà uccide l’innovazione.

Per capirne le ragioni, basta guardare il caso delle macchine fotografiche a sviluppo istantaneo della Polaroid. Questa tecnologia è riuscita ad attraversare tutto il ‘900 senza mai poter essere utilizzata da nessun’altra casa produttrice al di fuori della Polaroid stessa (con la mirabile ma marginale eccezione di Fuji). Solo l’avvento di una tecnologia completamente diversa, come quella delle macchine fotografiche digitali, ha potuto mettere fine al monopolio Polaroid in questo campo. Quella che avrebbe potuto e dovuto essere una invenzione utile a tutti, da diffondere e sviluppare sul mercato, è diventata il simbolo di un feudo monopolistico con tutte le conseguenze del caso sui prezzi e sulla diffusione.

Questo è avvenuto perchè l’attuale sistema dei brevetti protegge gli investimenti in ricerca e sviluppo delle aziende più innovatrici impedendo alle aziende concorrenti di utilizzare le loro soluzioni per un certo numero di anni (attualmente tendente all’eternità). Questo può essere sembrato un approcio logico a questo problema al tempo in cui è stato sviluppato il sistema dei brevetti. In pratica, il sistema attuale afferma: “Se io sviluppo qualcosa di innovativo, allora lo uso in esclusiva sui miei prodotti finchè è una novità degna di nota”.

Purtroppo, in un mondo a rapidissima evoluzione tecnica come il nostro, questo sistema dei brevetti uccide la possibilità di sfruttare in modo conveniente le innovazioni. Crea dei monopoli che durano per tutta la vita utile di quella specifica tecnologia e che impediscono la libera concorrenza, la diffusione e l’abbassamento dei prezzi. Polaroid ne è stato un esempio illuminante.

Un nuovo modello di brevetto

Quello che ci serve ora, nel XXI secolo, è un sistema di brevetti che salvaguardi ugualmente gli investimenti in R&D delle aziende ma che lo faccia senza creare monopoli. Ci serve un sistema dei brevetti che asserisca: “Se tu sviluppi qualcosa di innovativo, allora tutti potranno usarlo da subito, anche contro di te, ma tu avrai diritto di ottenere da loro delle royalties per un certo numero di anni. le aziende utilizzatrici avranno solo l’obbligo di avvisarti dell’utilizzo dei tuoi brevetti e di offrirsi di trattare l’acquisto delle relative licenze. Se non si riesce a trovare un’accordo con l’azienda utilizzatrice, sarà un giudice a stabilire il tuo giusto compenso.”

Questo è l’unico modo di impedire che i brevetti si trasformino nell’artiglieria pesante dell’industria.

In questo momento, infatti, il principale utilizzo dei brevetti consiste nell’impedire l’accesso al mercato alle aziende concorrenti (specialmente quelle più piccole ed aggressive). Non è certo questo l’uso dei brevetti che una società democratica e basata sul libero mercato dovrebbe mai difendere.

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

www.alessandrobottoni.it

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~ di ilprogettoarancione su 6 maggio 2009.

4 Risposte to “Brevetti”

  1. Si può essere anche più radicali e pensare che i brevetti siano semplicemente dannosi. Non c’e’ nessuna prova che storicamente, dal 700 ad oggi i brevetti quando sono stati introdotti abbiano portato ad un investimento maggiore in ricerca. Semplicemente hanno portato più brevetti… Oggi le aziende si trovano a fare brevetti più per paura di essere denunciate da qualcuno che detiene un brevetto simile che per proteggere effettivamente i loro investimenti. In generale, un investimento in ricerca che produce un effettivo passo avanti in qualche tecnologia si difende bene da solo. Se è cosi’ facile da copiare per qualcuno che non ha fatto lo stesso investimento allora probabilmente non era così innovativo.

    Non lo dico io, quanto un paio di ricercatori americani piuttosto quotati…

    http://leonardo.lilik.it/wordpress/copyrightcultura/letture-interessanti/boldrin-levine-against-intellectual-monopoly/

    • Sono quasi completamente d’accordo con te ma ci sono tre ostacoli molto seri che impediscono di portare avanti una proposta di abolizione del concetto di brevetto tout court.

      Il primo è che le aziende hanno già investito miliardi e miliardi di euro in queste cose e non si lascerebbero convincere facilmente a buttare tutto a mare.

      Il secondo è che esiste un intero sistema economico che vive su queste cose (uffici brevetti, studi legali specializzati, etc). Le perdite occupazionali sarebbe pesanti (anche perchè si tratta di professionalità molto raffinate e costose).

      Piuttosto che smuovere questo verminaio, preferisco parlare, più realisticamente, di “riassetto” del sistema. La purezza logica deve lasciare il passo alla realizzabilità pratica in questo caso. Le aziende e tutto il sistema dei brevetti possono accettare una riforma. Non possono realisticamente accettare una abolizione.

      Il terzo ed ultimo ostacolo è più serio: i brevetti sono l’unico strumento su cui può fare leva il piccolo inventore per ottenere un ritorno economico dal suo lavoro. Le grandi aziende e la società nel suo complesso possono vivere benissimo senza brevetti (anche se non se ne rendono conto) ma i piccoli laboratori ed i piccoli inventori (di cui è disseminata la mia regione) non potrebbero sopravvivere ad una abolizione del sistema dei brevetti.

  2. Sono d’accordo sull’approccio realistico. Ci intendiamo, sarebbe già un passo in avanti enorme se gli uffici brevetti fossero costretti a rilasciare solo brevetti con un tasso di innovazione molto alto, e non sull’acqua calda.
    Sul fatto che ci siano professionalità molto sviluppate ed un sistema economico intorno non c’e’ dubbio e neanche sul fatto che questa lobby reagirebbe. Allo stesso modo quando esistevano i dazi doganali c’era tutta un’infrastruttura che si basava su quello e tutta un’economia protetta dai dazi. Oggi che non ci sono dazi doganali però sembra che non ci siano mai stati… quindi i cambiamenti anche grossi possono avvenire.

    Sul discorso dei piccoli imprenditori non sono s’accordo. come dicevo, non penso che le invenzioni importanti si possano copiare facilmente. Se hanno un tasso di innovazione alto, spendi per copiarle quasi quanto per inventarle ed a questo si aggiunge che se qualcuno le copia significa che hanno già avuto un successo che li pone in vantaggio sul mercato.

    Esisteranno anche controesempi validi, ma a meno di casi sporadici l’economia dei brevetti è decisamente in passivo… Leggi il libro è molto interessante.

    La risposta che mi sembra più realistica quindi è: limitare la durata dei brevetti, limitare l’applicabilità dei brevetti e rendere molto costoso mantenere un brevetto. E’ anche importante impedire di fare brevetti e poi non utilizzare le invenzioni. Chi fa cosi’ lo fa solo per denunciare le aziende che dopo qualche anno hanno un’idea simile. Producono un freno all’innovazione più che un incentivo in questo caso.
    Infine, introdurre una sorta di fair-use anche per i brevetti, non è mica giusto che non mi possa compilare una tastiera per il mio openmoko perchè la apple a brevettato tutto quello che assomiglia ad una tastiera touch!
    :-)

    • Leonardo dice:
      “E’ anche importante impedire di fare brevetti e poi non utilizzare le invenzioni.”

      In realtà, questa è (quasi) la sola cosa necessaria per scardinare questo sistema (o, meglio, per scardinare la sua parte “cattiva”). Se un’azienda che brevetta qualcosa NON ha il diritto di impedire ad altri di usare quella scoperta, nemmeno se lo fa contro di lei sul mercato, allora il rischio di creare monopoli ed oligopoli dannosi per il mercato e per la società è già estinto. Ovviamente, l’azienda che ha creato il brevetto deve però avere diritto alle royalties, diversamente si tratterebbe di un vero esproprio.

      L’unica altra condizione necessaria per avere un sistema di brevetti “vivibile” è che le royalties non siano troppo costose. Per questo deve essere prevista la possibilità di una “arbitrato” da parte di un giudice super partes.

      Quando si parla di brevetti, bisogna tenere presente una cosa (che continuo a vedere tutti i giorni attorno a me): se un’azienda non si ritiene adeguatamente protyetta dal sistema dei brevetti semplicemente si tiene l’invenzione per sè. Questa è la ragione, per esempio, per cui la formula della Coca Cola non è mai stata brevettata, nemmeno in USA (dove era tecnicamente possibile farlo).

      Il segreto industriale sarebbe ancora più dannoso per l’innovazione dei sistema dei brevetti.

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