Facebook, Vittorio Zambardino e la Censura

Coloro che mi conoscono sanno che non uso volentieri Facebook, che ne parlo male sistematicamente e che lo sconsiglio vivamente a tutti quelli che incontro. Per questa campagna elettorale sono stato costretto, obtorto collo, a creare un profilo, una pagina ed un gruppo su Facebook ma di solito uso altri strumenti, come Plaxo, LinkedIn, Ning e, per i miei circuiti di lavoro, e-lance. Faccio anche uso di molti servizi di Google e di altri fornitori, tra cui YouTube, MySpace e via dicendo. Quasi tutti quelli presenti sul web ma NON Facebook.

La ragione di tanta avversione per Facebook è quello che continua a succedere, da anni, ai suoi utenti. L’ultima vittima (perchè proprio di vittima si può parlare) è stato niente meno che Vittorio Zambardino, il “blogger” di “La Repubblica Online” che si occupa proprio di questi temi nella sua rubrica “Scene Digitali”. Potete leggere dalla sua viva penna cosa è successo in questi giorni:

http://zambardino.blogautore.repubblica.it/2009/05/04/

Da sempre, Facebook si è arrogata il diritto di trattare i suoi utenti come animali da allevamento. Si arroga il diritto di cancellare i loro profili senza dare spiegazioni, di trattare i loro dati come se fossero suoi e via dicendo. Francamente, non è il tipo di gente con cui mi piace avere a che fare.

Che dire?

Mi dispiace moltissimo per quello che è successo a Vittorio. Posso solo sperare che questo possa servire a far capire cos’è veramente Facebook e ad allontanare da esso il pubblico italiano. Ci sono strumenti migliori per svolgere queste funzioni e, soprattutto, ci sono luoghi migliori da frequentare.

Mi auguro che Vittorio riesca a trascinare questi _________ (fill in the blank) in tribunale ed a farsi pagare i danni. Il fatto che i servizi di Facebook siano gratuiti non può esimere Facebook stessa dal rispettare le persone con cui tratta. Perchè di persone si tratta, non di polli da allevamento.

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

www.alessandrobottoni.it

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~ di ilprogettoarancione su 4 maggio 2009.

3 Risposte to “Facebook, Vittorio Zambardino e la Censura”

  1. […] ho abbandonato per questo motivo a novembre dell’anno scorso. Sottoscrivo le riflessioni di Alessandro Bottoni, hacktivist candidato al Parlamento Europeo per il nord-est come indipendente nelle liste di […]

  2. Una domanda veloce: come giudichi gli interventi delle autorità nei confronti dei siti revisionisti, come nell’ultimo caso di Thule-Toscana?

    • Tiziana chiede:
      “Una domanda veloce: come giudichi gli interventi delle autorità nei confronti dei siti revisionisti, come nell’ultimo caso di Thule-Toscana?”

      Penso una cosa ovvia: questa gente (e molta altra gente simnile) commette quotidianamente almeno tre reati:
      1) Negazione della verità storica (è un reato in vari paesi, anche se non ancora in Italia, oltre che un comportamento scandaloso sul piano etico)
      2) Apologia di reato (quelli di omicidio e di strage)
      3) Tentata rifondazione del partito fascista (o nazista)

      Quindi, la chiusura dei loro siti è semplicemente la conseguenza di un processo penale che ha ragioni molto più profonde e molto lontane dal web.

      Ovviamente, la chiusura di un sitio deve essere SEMPRE e SOLO la conseguenza di un mandato di un giudice e deve essere SEMPRE e SOLO accompagnata da un processo in cui l’imputato gode di tutte le garanzie. La chiusura preventiva deve essere decisa da un giudice e deve essere ben motivata. Il web non è molto diverso dalla carta da questo punto di vista. La libertà di espressione deve essere garantita. Non può invece essere garantita la libertà di negare i fatti, di fare propaganda per attività violente, mirate a distruggere la struttura democratica del paese, e non può certo essere garantito il diritto di danneggiare un innocente attraverso la pubblicazione di documenti di vario tipo.

      Voglio vivere in paese libero. Ma voglio vivere anche in un paese civile.

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