Veline

La mia generazione (il “baby boom” dei primi anni ’60) si è trovato in una posizione piuttosto curiosa e, per certi versi, privilegiata: al momento della pubertà molti di noi si sono trovati ad essere più istruiti e più padroni della situazione di quanto lo fossero mai stati i loro genitori (Preciso subito che questo NON è stato il mio caso: mio padre è un ingegnere chimico che a quel tempo lavorava come middle-manager all’ENI e mia madre era un laureato in chimica).

Molti di noi provenivano da famiglie di modeste origini in cui i genitori spesso avevano solo la licenzia media o persino solo la licenza elementare. I nostri genitori erano anche cresciuti in un mondo senza televisione e con pochissime altre fonti di informazione. Grazie anche alla tenebra fascista che ha dominato l’Italia tra il 1924 ed il 1945, il loro livello di conoscenza del mondo in cui vivevano e la loro consapevolezza dei loro diritti era spesso molto scarsa. In molti casi non parlavano nemmeno l’italiano come prima lingua. Di conseguenza, molti di noi si sono trovati già al termine delle scuole medie con un livello di istruzione e, soprattutto, con un livello di maturità superiore a quello dei loro genitori.

Cosa non trascurabile, la nostra generazione è anche stata decisamente più alta, più robusta e più bella delle precedenti grazie ad una migliore alimentazione ed alle migliori cure mediche. Una per tutte: l’intervento precoce dei dentisti.

Non c’è quindi da stupirsi che le nostre famiglie abbiano guardato a noi, giovani di allora, come alla parte migliore della nostra società, quella naturalmente destinata a reggere le redini dell’intero sistema, dalla direzione delle aziende a quelle dello Stato.

Questo fenomeno storico ha creato una tradizione che per decenni è sembrata indistruttibile: “largo ai giovani” perchè, si sottintendeva, sono più belli, più alti, più intelligenti e più istruiti dei “vecchi”. Questa tradizione è anche all’origine della candidatura di molti giovani avvenenti ed istruiti per quasi tutte le cariche pubbliche.

Peccato però che… la situazione NON sia più la stessa dei primi anni ’70.

La nostra generazione, che ora ha tra i 40 ed i 50 anni di età, ha studiato a lungo, spesso fino a livello universitario. È cresciuta a pane, TV e Piero Angela. Ha potuto godere della migliore produzione cinematografica e letteraria del secolo. Ha avuto modo di viaggiare e conoscere altre realtà. Ha anche avuto la fortuna di crescere in un momento di forte sensibilità per la politica, la cultura, la scienza e la storia. Ha avuto professori di buon livello che lavoravano entusiasticamente in una scuola molto migliore di quella attuale.

Non dovrebbe quindi stupire che il rapporto tra giovani ed anziani stia lentamente tornando ad essere quello che è stato per tutti i precedenti 100.000 anni di storia della nostra specie: più anni sulle spalle significano più conoscenze, più esperienza e più capacità di dominare la situazione. La barba bianca sta tornando ad essere segno di maggiore maturità e di maggiore adeguatezza a ruoli di comando.

In un contesto come questo, francamente, comincia ad essere autolesionistico candidare alle elezioni (tutte le elezioni) persone che hanno palesemente solo due doti: la giovinezza e la bellezza.

La democrazia, intesa come sistema di gestione di una società, è per sua natura molto esposta agli effetti della popolarità che deriva dalla frequentazione dei palcoscenici televisivi ed agli effetti della demagogia. Gli elettori, tuttavia, sono sempre più raramente gli sprovveduti che si vorrebbe credere. In questo momento votano per il meno peggio ma sanno riconoscere benissimo un politico di valore quando ne vedono uno. Quando la sinistra ha permesso loro di farlo, non hanno esitato un attimo prima di votare per Romano Prodi.

L’intervento della Signora Berlusconi ha avuto un effetto devastante sulle candidature della destra ma, io credo, avrà un effetto benefico sui risultati elettorali di quella parte. Le pessime figure di Gabriella Carlucci, immortalate su YouTube, e la sostanziale evanescenza politica di personaggi televisivi come Iva Zanicchi non fanno certamente del bene all’immagine del partito che le ha candidate.

Si noti, tuttavia, che non è una questione di genere. Dall’una e dall’altra parte ci sono donne di valore. Dall’una e dall’altra parte ci sono anche, purtroppo, uomini che non avrebbero mai dovuto intraprendere la carriera politica.

A questo punto, speriamo che si ricominci a parlare seriamente di politica. Di scelte strategiche, di industria, di lavoro, di ambiente, di giustizia, di diritti e di futuro. Le veline ed i calciatori hanno la fortuna di avere già una professione inviditata da molti (ma non certo da me). Lasciamoli alla loro professione ed occupiamoci seriamente della nostra.

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

http://www.alessandrobottoni.it/

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~ di ilprogettoarancione su 1 maggio 2009.

Una Risposta to “Veline”

  1. ma facciamola finita ora anche in politica dobbiamo vedere queste finte donne…abbiamo bisogno di donne serie e competenti come Daniela Melchiorre

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