Brevetti

Noi tutti abbiamo un bisogno disperato di innovazione (invenzioni). Dobbiamo affrontare la sfida della globalizzazione dei consumi, con circa 3 miliardi di nuovi consumatori che si affacciano solo ora sul mercato e che pretendono (giustamente) di consumare come abbiamo fatto noi finora. Dobbiamo riuscire a fornire acqua, cibo, energia, lavoro ed infrastrutture a circa sette miliardi di persone, pena lo scoppio di conflitti militari come non ne abbiamo mai visti in migliaia di anni di storia.

L’attuale sistema dei brevetti è nato tra rinascimento italiano (1500) e rivoluzione industriale inglese (1700) con l’intento di promuovere lo sviluppo di soluzioni innovative ma il modo in cui agisce in realtà uccide l’innovazione.

Per capirne le ragioni, basta guardare il caso delle macchine fotografiche a sviluppo istantaneo della Polaroid. Questa tecnologia è riuscita ad attraversare tutto il ‘900 senza mai poter essere utilizzata da nessun’altra casa produttrice al di fuori della Polaroid stessa (con la mirabile ma marginale eccezione di Fuji). Solo l’avvento di una tecnologia completamente diversa, come quella delle macchine fotografiche digitali, ha potuto mettere fine al monopolio Polaroid in questo campo. Quella che averbbe potuto e dovuto essere una invenzione utile a tutti, da diffondere e sviluppare sul mercato, è diventata il simbolo di un feudo monopolistico con tutte le conseguenze del caso sui prezzi e sulla diffusione.

Questo è avvenuto perchè l’attuale sistema dei brevetti protegge gli investimenti in ricerca e sviluppo delle aziende più innovatrici impedendo alle aziende concorrenti di utilizzare le loro soluzioni per un certo numero di anni (attualmente tendente all’eternità). Questo può essere sembrato un approcio logico al problema al tempo in cui è stato sviluppato il sistema dei brevetti. In pratica, il sistema attuale afferma: “Se io sviluppo qualcosa di innovativo, allora lo uso in esclusiva sui miei prodotti finchè è una novità degna di nota”.

Purtroppo, in un mondo a rapidissima evoluzione tecnica come il nostro, questo sistema dei brevetti uccide la possibilità di sfruttare in modo conveniente le innovazioni. Crea dei monopoli che durano per tutta la vita operativa del prodotto e che impediscono la libera concorrenza, la diffusione e l’abbassamento dei prezzi. Polaroid ne è stato un esempio illuminante.

Quello che ci serve ora, nel XXI secolo, è un sistema di brevetti che salvaguardi ugualmente gli investimenti in R&D delle aziende ma che lo faccia senza creare monopoli. Ci serve un sistema dei brevetti che asserisca: “Se tu sviluppi qualcosa di innovativo, allora tutti potranno usarlo da subito, anche contro di te, ma tu avrai diritto di ottenere da loro delle royalties per un certo numero di anni. le aziende utilizzatrici avranno solo l’obbligo di avvisarti dell’utilizzo dei tuoi brevetti e di offrirsi di trattare l’acquisto delle relative licenze. Se non si riesce a trovare un’accordo con l’azienda utilizzatrice, sarà un giudice a stabilire il tuo giusto compenso.”

Questo è l’unico modo di impedire che i brevetti si trasformino nell’artiglieria pesante dell’industria.

In questo momento, infatti, il principale utilizzo dei brevetti consiste nell’impedire l’accesso al mercato alle aziende concorrenti (specialmente quelle più piccole ed aggressive). Non è certo un uso dei brevetti che una società democratica e basata sul libero mercato dovrebbe mai difendere.

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

www.alessandrobottoni.it

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~ di ilprogettoarancione su 16 aprile 2009.

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