Riguardo l’Open Source

Per la stragrande maggioranza dei lettori, l’Open Source è quel software gratuito che si trova sui CD delle riviste come Linux, OpenOffice, Firefox e via dicendo.

In realtà, l’Open Source è soprattutto il processo produttivo che dà vita a questi programmi. Questo processo produttivo si distingue da ogni altro per alcune peculiarità, come le seguenti.

  1. Non esiste un vero progetto del programma che si vuole costruire. Di solito c’è solo una vaga sensazione di necessità per uno strumento che ancora non esiste.

  2. Non c’è un’azienda che ne gestisca lo sviluppo. Di solito il progetto è gestito da una o più persone che agiscono a titolo gratuito, per pura passione.

  3. Il programma viene costruito da un gruppo di programmatori e di tecnici che lavorano a titolo gratuito, spesso senza mai incontrarsi di persona. Il principale canale di comunicazione è ovviamente Internet.

  4. Il programma viene sviluppato per addizioni successive, a strati. Si parte da un programma essenziale, spesso poco più che un giocattolo, e lo si amplia e lo si perfeziona fino ad ottenere ciò che serve.

  5. Non esiste un dipartimento di marketing che decida cosa deve essere prodotto e/o che insegua sogni di dominio sul mercato. I programmatori sviluppano solo le funzionalità richieste dagli utenti e quelle indispensabili allo gestione.

  6. Il prodotto finale è quasi sempre gratuito.

  7. Il prodotto finale può essere copiato, distribuito (anche attraverso Internet), installato, modificato e riutilizzato liberamente, senza incorrere in violazioni del copyright od altre beghe di carattere legale.

  8. Nello stesso modo, non ci sono chiavi di licenza da acquistare, contratti da firmare ed altre formalità di carattere commerciale da tenere presente. Un singolo CD può essere usato legalmente per installare infinite copie dello stesso programma su infiniti computer.

A tutte queste “regole” ci sono eccezioni, anche notevoli, ma la forma generale del processo resta comunque questa.

La stragrande maggioranza degli osservatori ritiene che il modello produttivo “Open Source” sia quello “giusto” nella stragrande maggioranza delle applicazioni perchè presenta i seguenti vantaggi rispetto al modello “closed source” tipico del software commerciale.

  1. Il software Open Source è quasi sempre gratuito. La sua adozione permette di ottenere dei significativi risparmi, sia nelle aziende che nelle pubbliche amministrazioni.

  2. Nessuna singola azienda e nessuna singola persona ha il controllo del processo produttivo di uno qualunque di questi programmi Open Source. Non si è quindi costretti a subire gli effetti della politica di marketing (e degli errori) di una singola azienda o di una singola persona. Il programma farà sempre e solo ciò che i suoi utenti gli chiedono di fare. Non si sarà mai costretti a fare i conti con funzionalità inutili o persino dannose.

  3. L’utente non corre mai il rischio di trovarsi con i suoi dati intrappolati in un formato digitale obsoleto e/o illeggibile. I programmi Open Source usano sempre formati standard per i file e, soprattutto, possono essere ridistribuiti insieme ai propri documenti. Si può passare ad un collega un file ODF prodotto da OpenOffice e OpenOffice stesso. OpenOffice non sparirà mai dal mercato perchè i suoi sorgenti sono comunque disponibili. Chiunque può adattarlo ad una nuova piattaforma e mantenerlo in vita per tutto il tempo che gli serve.

  4. In generale, il software Open Source è più affidabile e più sicuro. Nessuno può inserire al suo interno qualcosa di dannoso senza che milioni di persone se ne accorgano. Il suo codice viene continuamente letto, studiato, perfezionato, riscritto e verificato per cui è molto più facile snidare insidiosi errori di programmazione e vulnerabilità nascoste.

In buona sostanza, il software Open Source è molto più affidabile (sia in senso tecnico che in senso strategico) del software commerciale.

L’opinione degli osservatori tecnici è che il software Open Source (libero e gratuito) e quello Closed Source (commerciale) debbano convivere pacificamente sul mercato. Deve essere l’utente finale a scegliere cosa si adatta meglio alle sue esigenze. Il compito degli specialisti e dei politici dovrebbe essere solo quello di rendere gli utenti consapevoli delle loro scelte e delle relative conseguenze. In un mercato perfetto (cioè “adeguatamente informato e consapevole”) il software Open Source dovrebbe essere la scelta abituale di quasi tutte le aziende e quasi tutte le amministrazioni pubbliche per quasi tutte le applicazioni. Solo in alcuni casi è realmente necessario e consigliabile ricorrere a prodotti commerciali.

Per quanto mi riguarda, sposo completamente questo punto di vista. Voglio far conoscere e far apprezzare il software Open Source ed il suo modello di sviluppo ovunque sia possibile ma non è certo mia intenzione proibire l’uso del software commerciale o cose simili.

D’altra parte, nella vita professionale scrivo software per sopravvivere e conosco bene questo mercato.

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

www.alessandrobottoni.it

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~ di ilprogettoarancione su 15 aprile 2009.

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