Diritti Digitali

La nascita di nuove tecnologie porta spesso alla nascita di nuovi problemi e quindi alla necessità di stabilire dei nuovi diritti a difesa dei cittadini. Qui di seguito trovate un elenco di “diritti digitali” che credo sia necessario definire e far valere per proteggere i cittadini (cioè VOI) da vari tipi di abuso e di sopraffazione.

Interoperabilità

Il cittadino, nella sua veste di consumatore, deve avere il diritto riconosciuto per legge di acquistare solo dispositivi progettati facendo tutti gli sforzi possibili per garantire la massima interoperabilità con altri dispositivi appartenenti allo stesso ambito tecnologico.

In buona sostanza: quando compro un telefono cellulare, devo poter contare sul fatto che il produttore abbia fatto tutto quello che poteva per permettermi di usare altri tipi di caricabatterie oltre al suo. Se non lo ha fatto, deve rispondere di questa sua “trascuratezza” di fronte alla legge. Questo vale anche per migliaia di altri prodotti e servizi. Pensate a Microsoft Word ed alla sua perversa tendenza a leggere/scrivere solo i suoi file e non quelli dei concorrenti.

Se questo diritto elementare del cittadino non viene fatto rispettare allora, per contrasto, viene fatto valere automaticamente il diritto delle aziende di porre delle barriere tecniche artificiali a difesa dei loro piccoli monopoli, rendendo impossibile la vita al povero utente e gettando il mercato nel caos.

Voi in che mondo volete vivere? Uno con un diverso tipo di alimentatore per ogni telefono od uno in cui un singolo tipo di alimentatore può essere usato dovunque?

Formati aperti e standardizzati

Il cittadino deve avere il diritto di accedere ai suoi dati anche usando un prodotto diverso da quello usato per crearli. In altri termini, se creo un file di definizione di una interfaccia ad un database SQL con MS Access, devo avere il diritto riconosciuto per legge di riutilizzare quel file con altri programmi simili, come FileMaker. Se Microsoft non fa ogni sforzo per mettermi in grado di farlo, deve risponderne di fronte alla legge.

Se questo diritto del cittadino non viene fatto valere allora, come logica conseguenza, viene avvallato il diritto delle aziende di creare delle barriere artificiali a protezione dei loro mercati. Questo limita la libertà del cittadino e ostacola la libera concorrenza. È inaccettabile.

Una eccezione a questa regola esiste (non sempre) quando il prodotto stesso è liberamente ridistribuibile. Ad esempio, se creo un file con OpenOffice Writer, non si pone più il problema di renderlo leggibile da MS Word perchè lo stesso OpenOffice Writer può essere passato agli utenti insieme al file da leggere. Si tratta di un prodotto Open Source che può essere liberamente redistribuito. La condizione a questo punto diventa che il programma stesso possa essere “manutenuto” ed adattato ad altre, nuove piattaforme. Deve quindi trattarsi di un vero programma Open Source, non di un semplice programma gratuito. Questi, comunque, sono dettagli di implementazione.

Accesso ad Internet

Il cittadino maggiorenne deve avere il diritto di accedere a qualunque strumento di informazione ritenga opportuno ed a qualunque fonte di informazione ritenga utile. In altri termini, deve avere il diritto di accedere ad Internet e di visitare i siti che vuole, esattamente come ha il diritto riconosciuto di piazzare una parabola sul tetto per informarsi via satellite e come ha il diritto di vedere tutto ciò che vuole in TV, senza censure (a parte i vincoli di carattere economico dovuti al contratto con il fornitore). Nessuno deve poter decidere per lui cosa egli possa vedere.

Se questo principio non viene fatto valere, si avvalla il diritto di vari enti di applicare una forma più o meno pericolosa di censura. La censura impedisce al cittadino di sapere cosa accade realmente nel suo ambiente e di decidere di conseguenza. Lo tiene nell’ignoranza e lo espone ad ogni sorta di manipolazione.

Solo un cittadino minorenne può essere oggetto di censura e solo se essa viene applicata dai maggiorenni che ne hanno l’affidamento legale (i genitori o chi per loro).

Neutralità delle Reti

Internet è un ambiente comune che deve poter essere usato liberamente da chiunque per qualunque scopo. Non è ammissibile che un governo, un’azienda privata o chicchessia si arroghi il diritto di decidere cosa può fare e cosa non può fare un utente su questa rete (come su altre).

Se un reato viene commesso, allora deve essere perseguita la specifica persona che ha commesso quello specifico reato e soltanto DOPO che lo ha commesso. Diversamente, si finirebbe per accettare un universo alla “Minority Report”.

È semplicemente inammissibile che ci si permetta di limitare la libertà di azione di intere categorie di utenti (i “file sharer”, i minorenni o altro) sulla base del presunto e possibile comportamento di alcune persone (“pirati”, “pedofili” o altro).

Ogni azione tesa a “regolare” il traffico su Internet con mezzi tecnici e su altre reti apre le porte alla censura, alla discriminazione ed alla concorrenza sleale tra le aziende. Si tratta di un comportamento pericolosissimo per la libertà dei cittadini, per la democrazia e per il libero mercato.

Se cerdete che tutto questo sia ovvio, guardate cosa stanno cercando di fare alcune aziende come AT&T e Verizone con la loro azione di lobby al parlamento europeo:

http://www.scambioetico.eu/index.php?&topic=673.0

Accesso completo ed incondizionato alle funzionalità dei prodotti

Come avrete sicuramente notato, un numero sempre maggiore di prodotti hardware, di prodotti software e di servizi arriva sul mercato “castrato” all’origine per impedire che l’utente ne faccia un uso non gradito ai suoi produttori od ai rivenditori.

Un esempio eclatante è la XboX di Microsoft, dotata di un apposito dispositivo hardware che impedisce di usarla come un normale PC (nonostante sia in realtà proprio un normalissimo PC). Questo limite è stato imposto da MS per evitare che la XboX entrasse in competizione con i PC a causa del suo basso costo. Ovviamente, non sono certo l’utente finale, il libero mercato, la concorrenza ed il tanto decantato Capitalismo a trarre vantaggio da questo vincolo. Gli unici che ci guadagnano sono i produttori di PC che Microsoft ha voluto proteggere da questa inattesa concorrenza (perchè sono suoi clienti per i sistemi operativi).

Un altro esempio è lo Apple iPhone. Questo dispositivo è talmente “blindato” che è necessario portarlo all’assistenza tecnica (e pagare 80 euro) persino per cambiargli la batteria!!!

Si tratta di politiche protezioniste che le aziende mettono in atto per difendersi dai loro concorrenti e dall’azione “sovversiva” dei loro stessi clienti (cioè noi).

L’adozione di queste politiche protezionistiche da parte delle aziende rende l’utente (cioè noi) sempre più schiavo delle aziende. Non è più possibile fare ciò che si desidera fare di un oggetto o di un servizio regolarmente acquistato senza incappare in questo o quel vincolo imposto dal costruttore. Tutto questo senza che il costruttore debba rendere conto a nessuno di queste sue scelte. Né ad un ente di controllo, né ad un governo.

Di fatto, l’azienda costruttrice, il rivenditore ed altri operatori economici si stanno sostituendo allo Stato nel limitare la libertà dei cittadini violando i più elementari princìpi di qualunque democrazia, creando una gravissima distorsione del mercato e violando i più elementari criteri di libera concorrenza. Questo è semplicemente e completamente inaccettabile.

Io mi batto per fare in modo che sia reso illegale implementare in qualunque modo dei vincoli artificiali su di un dispositivo hardware o software o all’interno di un servizio. Deve essere illegale qualunque sia il pretesto addotto. La difesa della cosiddetta “proprietà intellettuale” ed altre esigenze tecniche o commerciali non possono essere anteposte alla libertà del cittadino, ai suoi più fondamentali e più evidenti diritti, alla difesa della concorrenza e del libero mercato.

Se così non fosse, si avvallarebbe il pericolosissimo criterio che una azienda privata possa decidere cosa può e cosa non può fare un libero cittadino senza che sia stato emanato nessun mandato da nessun giudice e senza che sia stata promulgata nessuna legge da nessun governo democratico.

Nel caso ve lo foste dimenticati, né Microsoft né Apple sono degli Stati Nazionali e nessuna di queste aziende è controllata da un Parlamento democraticamente eletto. Di conseguenza, noi non siamo certo tenuti ad obbedire alle loro leggi.

Riservatezza delle comunicazioni

La segretezza della posta (e, per ovvia estensione, di qualunque tipo di comunicazione tra due persone) è un diritto fondamentale dell’individuo, sancito da tutti, ma proprio tutti, i documenti fondanti della nostra società.

La Costituzione della Repubblica Italiana, la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Uomo della Conmunità Europea, la Costituzione Europea (anche se mai approvata), vari articoli di legge dei codici civili e penali di tutte le nazioni dell’Occidente, tutti questi documenti garantiscono la riservatezza delle comunicazioni.

Cos’altro occorre per far capire a Nicolas Sarkozy e ad altri autodefinitesi “grandi statisti” che non può essere lecito intercettare le comunicazioni dei cittadini al solo scopo di difendere i diritti di proprietà intellettuali posseduti dalle aziende del settore musicale e cinematografico?

Prima i diritti fondamentali del cittadino poi, se resta spazio, tutto il resto.

Diritto allo scambio di materiali

Possiamo essere d’accordo o meno ma la storia ha già deciso: il diritto d’autore non può più essere fatto rispettare con strumenti legali e/o tecnici. Non importa quanto siano draconiane e fasciste le leggi che si intende applicare e non importa quanto siano polizieschi e subdoli gli strumenti tecnici che si intende utilizzare, il mercato al dettaglio dei cosiddetti “beni intellettuali” è MORTO.

Già da anni non è più possibile costringere l’utente finale ad acquistare un brano musicale od un film. Sarà così anche in futuro, qualunque misura tecnica e legale si cerchi di adottare.

Ormai, si può solo proporre all’utente l’acquisto di un prodotto di questo tipo e sperare di convincerlo a non procurarselo in altri modi. L’unico mercato sul quale si possono ancora porre dei vincoli di legge efficaci è quello professionale: radio, TV, sale cinematografiche, locali notturni, etc.

Ormai, è tempo di riconoscere il diritto del cittadino, qualunque cittadino, di scambiare questi materiali liberamente con altre persone nei limiti in cui non sfrutta questa possibilità per attività professionali (“ad evidente e prevalente scopo di lucro”).

Non sono io a richiederlo. Non siamo noi (qualunque cosa significhi “noi”) a chiederlo. È l’evoluzione stessa della nostra tecnologia e della nostra società ad imporlo. Per dirla all’americana, “Coyright is not enforceable any more, no matter what you think about it.”

Diritto alla semplicità

Avete mai provato ad orientarvi tra le tariffe telefoniche dei vari gestori per decidere quale sia la più conveniente?

La complessità è uno strumento di potere. Permette di confondere le idee agli avversari (ai clienti, ai cittadini, alle persone che devono prendere decisioni) ed indurli in errore.

Per questa ragione, deve essere riconosciuto e fatto rispettare il diritto del cittadino alla semplicità, alla chiarezza, alla leggibilità ed alla comprensibilità in qualunque settore, ovunque sia in gioco una decisione economica o di altro tipo.

L’azienda che non prende tutte le precuazioni del caso per rendere comprensibili le proprie offerte, i propri prodotti e le proprie azioni, deve risponderne davanti ad un giudice.

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

www.alessandrobottoni.it

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~ di ilprogettoarancione su 15 aprile 2009.

Una Risposta to “Diritti Digitali”

  1. […] sono il segretario nazionale del Partito Pirata Italiano e mi batto da anni per la difesa dei diritti digitali dei cittadini. Tra le altre cose, scrivo di questi argomenti da anni per Punto informatico, GNU […]

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