Bilancio EU2009

•9 giugno 2009 • Lascia un commento

Dopo un giro di elezioni è buona abitudine fare un minimo di analisi politica dei risultati ottenuti. Qui di seguito trovate le mie personalissime riflessioni.

Il successo del Partito Pirata svedese

Il Partito Pirata svedese ha ottenuto oltre il 7% dei voti ed è riuscito a mandare un suo rappresentante al Parlamento Europeo. Si tratta di un successo del tutto inatteso e del tutto privo di precedenti. Pensate solo che ha fatto meglio dell’UDC di Pierferdinando Casini!

Questo è stato possibile grazie a due cose: un impegno che si protrae da anni (ed è seriamente supportato sia da volontari che da finanziatori) e l’effetto boomerang del processo a ThePirateBay.

Ora però il PPS si trova al parlamento europeo con un programma politico composto da una sola voce: “aboliamo il copyright”. Francamente, non credo che possa dare buona prova di sé partendo da queste basi. La politica, quella vera, è fatta di decisioni molto diverse tra loro e và affrontata con un programma politico molto più ampio ed articolato.

Il Partito Pirata Italiano

Durante la campagna elettorale, la critica che mi è stata posta più spesso è stata: “voi state dalla parte dei ladri”.

Ho faticato non poco per spiegare al pubblico che questa NON è la nostra posizione.

Il PPI viene percepito come l’iniziativa politica di qualche opportunista senza scrupoli, disposto a cavalcare l’onda del fenomeno del file sharing, o come una goliardata portata avanti da un gruppo di ragazzini irresponsabili ed incoscienti. Questo anche a causa di un nome che avrebbe dovuto essere una simpatica provocazione ma che viene letto da molti elettori come un manifesto dell’illegalità.

Francamente, comincio a pensare che sarebbe opportuno cambiare nome all’associazione ed adottare qualcosa come “Nazione Internet”. Ci risolverebbe parecchi problemi.

Superato questo scoglio, quasi tutti i commentatori sono rimasti sorpresi ed affascinati dalla completezza, dalla serietà e dalla articolazione del nostro programma politico. Di fatto, molti critici sono rimasti senza parole di fronte ad esso.

Credo quindi che sia questa la strada da seguire.

Sinistra e Libertà

Come ho detto sin dal primo momento, non ho mai seriamente creduto nella possibilità che Sinistra e Libertà e gli altri cocci della “sinistra storica” potessero superare la barriera di sbarramento del 4%. La mia previsione si è puntualmente avverata e conferma quindi la mia diagnosi iniziale: la sinistra italiana deve obbligatoriamente raccogliersi attorno al suo partito di maggiore rappresentatività, cioè il PD, volente o nolente.

Diro di più: è GIUSTO che sia così. La nostra democrazia NON ha bisogno di 200 partiti per dare voce a tutte le sue anime. Abbiamo bisogno di DUE (non tre) grandi schieramenti che portino la voce dei cittadini a livello politico e di 120.000.000 di associazioni (due per ogni cittadino italiano) che diano voce alle esigenze più peculiari. Ma deve trattarsi di ASSOCIAZIONI, non di partiti politici.

A parte questo, SeL si è rivelata essere ancora troppo “sinistra” per l’elettorato italiano (ed anche per me). Ad esempio, la lotta contro il “decreto sicurezza” (pur giusta e forse doverosa) ci è costata sicuramente un bel po’ di voti. La ragione è ovvia: in un paese che viene quotidianamente invaso da delinquenti di ogni sorta, non è possibile opporsi alle misure di controllo dell’immigrazione. L’opinione pubblica non può capire simili “finezze” legal/filosofiche e reagisce votando a destra.

In modo analogo, SeL (e tutta la sinistra) non è riuscita a marcare in modo abbastanza deciso la distanza dalle frange più estremiste dei verdi. Personalmente, ho anche provato a lanciare una iniziativa in tale senso (“in my backyard, please”), insieme a Roberto Musacchio, ma non è servito a nulla. Troppo tardi, troppo poco e troppo sconosciuta. Su questi temi la sinistra è costretta a giocare in difesa, a giustificarsi ed a scusarsi. Non è facile recuperare un minimo di credibilità dopo aver avuto Pecoraro Scanio al governo.

La sinistra in generale

Più in generale, tutta la sinistra non è ancora riuscita a ritrovare una sua identità (a partire dal PD). Personalmente, credo che il nocciolo del problema consista nella storica incapacità della sinistra di scegliersi gli “amici giusti”. Mi spiego: la sinistra italiana, per come la vedo io e per come probabilmente la vedono molti italiani di sinistra, NON dovrebbe accogliere nei suoi ranghi le seguenti frange.

  1. Le frange più estremiste e meno razionali del mondo ecologista. In generale, gli ecologisti ed i Verdi vengono ormai visti come un veleno paralizzante per la società e per l’economia (e non si può certo dire che questa critica sia del tutto infondata). Bisogna avere il coraggio di lasciarli andare per la loro strada.
  2. Le frange più anarcoidi e giovanilistiche, cioè quelle più legate alla tradizione marxista od alla tradizione anarchica. Francamente, una sinistra credibile non può andare a cercare i suoi elettori nei centri sociali.
  3. I TeoDem. Francamente, non si capisce come sia stato possibile accogliere gente come la Paola Binetti all’interno del PD. La sola presenza dei TeoDem impedisce l’ingresso nel PD di quel 6% di elettori che continuano a gravitare inutilmente intorno alla sinistra storica (tra cui il sottoscritto). Su questo punto, bisogna aver il coraggio di buttare fuori da un partito di (centro)sinistra ciò che è palesemente di estrema destra.
  4. Le frange più “internazionaliste” e più orientate alla geopolitica. Francamente, in un paese di frontiera come il nostro non è più possibile pretendere di abolire ogni dogana e di ignorare ogni differenza etnica e culturale come se non esistesse. Le frontiere sono necessarie e vanno fatte rispettare. Le differenze etniche e culturali esistono e vanno gestite. Di questo bisogna rendersi conto.

Più in generale, è tempo che la sinistra si renda conto che deve rappresentare una popolazione che è composta da “piccoli borghesi” italiani e di stampo progressista. Ripeto qui una cosa che dicevo già in FIGC nel 1978: i proletari ed i sottoproletari, intesi come massa che può sconvolgere la politica, NON esistono più. Non esistono più dagli anni ’60.

La popolazione che ora dobbiamo rappresentare è formata da operai, impiegati, lavoratori autonomi e piccoli imprenditori che stanno abbastanza bene (spesso hanno la casa di proprietà e qualche soldino in banca) ma che condividono anche una stessa debolezza: dipendono tutti dal loro lavoro per la loro sopravvivenza. Se perdono il loro lavoro (dipendente od autonomo che sia) precipitano nella miseria e sono costretti ad ingrossare le file della criminalità. Questo è il nuovo “proletariato”, quello a cui si rivolgerebbe Marx stesso se potesse farlo.

Non ha senso andare a cercare i consensi (ed il voto) degli immigrati, come pretende di fare una parte della sinistra più estrema nella convinzione (peraltro corretta) che quello sia il nuovo sottoproletariato. Non può essere quella la nostra priorità. Ci sono già gli italiani da difendere, e non solo gli operai italiani. Questa deve essere la nostra priorità. Il resto verrà dopo. Nel rispetto degli individui e delle leggi, ma dopo.

Il programma del PPI

Il programma politico del Partito Pirata ha superato una spettacolare prova del fuoco ed ha dimostrato tutta la sua solidità.

Nonostante il fatto che il PPI sia stato presentato spesso come il partito di chi vuole abolire il copyright e legalizzare il file sharing, siamo riusciti a far capire anche ai critici più testardi che la nostra posizione è, in realtà, assolutamente rispettosa dei diritti degli autori e delle leggi. La nostra correttezza ci ha premiato e ci ha dato la forza di presentarci sulla scena politica come interlocutori credibili.

Ora credo che sia necessario concentrare la nostra azione sulla difesa della neutralità e libertà di Internet, opponendoci con forza al Telecoms Package, alla legge HADOPI in Francia e ad altre assurdità dello stesso tipo. Questa è la cosa più urgente e più importante da fare. Il resto può attendere.

Il nostro programma politico si è anche dimostrato abbastanza completo ed articolato da superare la sfida che deve affrontare un partito, come SeL, che si candidava a sedere al Parlamento Europeo ed in molte sedi decisionali nazionali.

Il contrasto con il programma politico monotematico di Rickard Falkvinge e del PPS non potrebbe essere più stridente. Come ho già detto, la politica, quella vera, ha bisogno di programmi politici di ampio respiro, completi, solidi e ben articolati. Gli slogan non bastano.

Il futuro del PPI

Personalmente, credo che il PPI debba continuare sulla strada che ha percorso finora, cercando di diffondere informazioni su questi temi e di sensibilizzare l’opinione pubblica. NON credo che debba tentare di trasformarsi in un vero partito politico (almeno per il momento) e NON credo che debba lasciarsi travolgere dai facili slogan più estremistici, come “aboliamo il copyright”.

Si tratta di un lavoro lungo e faticoso, per il quale c’è bisogno del contributo di tutti.

Come prima cosa, credo che sia tempo di dare vita ad una specie di “giuramento del pirata” che ogni cittadino possa sottoscrivere pubblicamente per dichiarare tutta la propria avversione ai comportamenti polizieschi e vessatori delle Major nei confronti dei consumatori.

Se le aziende del settore aizzano contro di noi gli organi di controllo, dobbiamo smettere di fare affari con questa gente. Che si mangino i loro CD in insalata!

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

www.alessandrobottoni.it

Democrazia

•8 giugno 2009 • 1 commento

Com’era prevedibile, anche dopo queste elezioni, com’è sempre avvenuto in precedenza, si respira un’aria di disillusione e di rabbia per i risultati ottenuti. Curiosamente, l’amarezza per i risultati ottenuti è condivisa da partiti tra loro avversi (PDL e PD) e, soprattutto, dalla quasi totalità della popolazione. Questo è piuttosto strano perchè in ogni elezione, per forza di cose, c’è sempre qualcuno che vince e quindi sarebbe lecito aspettarsi un certo entusiasmo da parte di almeno una delle fazioni in gioco. Invece, sembra che la disillusione e l’amarezza non risparmino nessuno ed arrivino a mettere in discussione il meccanismo stesso della Democrazia.

Credo che a questo punto sia opportuna qualche riflessione agrodolce su questo tema.

Orazi e Curiazi

Contrariamente a quello che si è soliti credere, la Democrazia NON serve a dare un “buon governo” ad un paese.

In realtà, si può facilmente dimostrare (per via matematica) che nessuna Democrazia può dare un “buon governo” a nessun paese. Più esattamente, la Democrazia è INCOMPATIBILE con quello che noi chiamiamo abitualmente “buon governo”. La Democrazia, per sua stessa definizione, infatti, è un meccanismo di governo estremamente lento, farraginoso, inefficiente e costosissimo. Praticamente, è il peggior sistema di governo che si possa concepire. Esclusi tutti gli altri, ovviamente.

La Democrazia fa un altro mestiere: rende possibile la PACE.

Come qualunque altra specie animale di tipo “sociale”, anche l’Uomo ha il problema di darsi una organizzazione. Il modo più “naturale” e più diffuso di darsi questa organizzazione è quello utilizzato, professato ed incentivato da sempre dalla destra: l’uso della forza. Il più forte (od il più abile a crearsi alleanze) stermina gli avversari e comanda su chi resta. La sciabola è il più efficiente strumento di governo che si possa concepire. Anche la tortura, le mitragliatrici ed il napalm non vanno male, se usati da persone abbastanza sanguinarie. Questa è la triste realtà

L’uso della forza funziona molto bene (per chi vince) quando le forze in campo sono molto diverse, come sta avvenendo adesso in Italia ed in tutta Europa tra destra e sinistra (questa è la ragione per cui è facile aspettarsi una sanguinosa crociata contro i “comunisti” a breve termine). In questo caso il più forte vince rapidamente, riporta poche perdite ed instaura il suo potere per i secoli a venire.

Quando le forze in campo sono molto simili, si corre il rischio di dare inizio ad una guerra civile che si protrae per decenni, o persino per secoli, e che consuma l’intera popolazione e tutte le sue risorse senza mai riuscire a dare vita a nessuna reale forma di controllo. Questo è quello che è successo all’Etiopia, alla Somalia, all’Iraq, all’Afganistan e… alla sinistra italiana ed europea. In tutti questi casi siamo di fronte a dei “failed states”, degli “stati falliti”, che diventano rapidamente terreni di conquista per altri stati più forti (USA, Russia, l’UDC di Casini, l’IDV di Di Pietro, la Microsoft o la AT&T…).

Per evitare queste pericolose situazioni di stallo, si è inventata la virtualizzazione dei conflitti e, in particolare, la virtualizzazione della guerra civile. Il primo caso documentato di virtualizzazione di un conflitto è forse quello degli Orazi e Curiazi (http://it.wikipedia.org/wiki/Orazi_e_Curiazi). La Democrazia non è altro che una forma di virtualizzazione della guerra civile: invece di scannarsi l’un l’altro per la strada col machete, spargendo sangue ovunque, ci si scanna a parole in parlamento.

Il meccanismo è altrettanto orribile, sanguinoso, caotico, rumoroso, inelegante e violento che una vera guerra civile ma almeno i morti sono solo virtuali (i costi economici, invece, sono nettamente più alti di una normale guerra civile).

Populismo e Demagogia

Teoricamente, in una Democrazia l’elettore dovrebbe votare qualcuno che lo possa rappresentare, cioè qualcuno che possa farsi portavoce delle sue richieste e delle sue idee.

Questo in teoria.

Nella pratica, l’Uomo si comporta come qualunque animale sociale: sceglie un leader che sappia condurlo alla vittoria (non importa contro chi e per quale causa). Più esattamente, accetta un leader che sappia imporre la sua forza. Se è anche brutale e sanguinario, è meglio.

Questa è la ragione per cui gli italiani sono così ansiosi di entrare a far parte della squadra vincente di Berlusconi e/o di Bossi. Sacrificano il proprio interesse personale (i propri diritti e la propria dignità) per avere il privilegio di stare dalla parte del più forte e di potersi cibare dei più deboli. In questo, sono assolutamente identici a qualunque altra popolazione. Fanno così anche i lupi…

A questo punto, il leader non deve far altro che “parlare ai loro cuori”, facendo leva sul loro spirito di gruppo (di solito rappresentato dal nazionalismo o dall’anticomunismo). Questo è ciò che noi chiamiamo “populismo”. Le irrazionali motivazioni usate a questo scopo sono ciò che si chiama “demagogia”.

Populismo e Demagogia vincono PER DEFINIZIONE sull’uso della Ragione. Questo perchè l’Uomo NON È un animale razionale, come si vorrebbe credere. Ragiona sulla base di istinti e di emozioni primordiali, come l’odio e la paura. L’uso della ragione non c’entra niente con la politica.

La gente che si occupa di queste cosa (anche solo a livello dilettantesco) lo sa bene e lo sa da molto, molto prima che arrivassero sulla scena persone come Benito Mussolini, Adolf Hitler e Silvio Berlusconi. Questi demagoghi populisti non hanno inventato nulla di nuovo. E’ solo che gli elettori a cui costoro si sono rivolti non erano gli stessi che erano stati fregati al giro precedente. Il segreto della loro vittoria consiste semplicemente nella mancanza di memoria storica di chi dovrebbe valutarli (l’elettorato).

La Dipendenza dalla Popolarità

Ovviamente, non si può votare per qualcuno che non si conosce o che, addirittura, non si sa nemmeno che esista. Per questo le Democrazie occidentali sono così mortalmente dipendenti dalla TV. Senza TV non c’è popolarità e senza popolarità non c’è consenso.

Per questo le persone “accorte” hanno le televisioni ed i fessi no. La sinistra italiana NON ha televisioni (no, neanche RAI3). Ha avuto in più occasioni la possibilità ed i soldi necessari per creare i propri organi di stampa, al passo coi tempi, ma ha sempre scelto di dare vita a cose illeggibili come Rinascita, Liberazione, L’Unità ed il Manifesto.

Qualcun’altro ha preferito concentrarsi sulla TV e su cose più fruibili (tante veline, certo, ma anche molto buon cinema e molte altre buone cose). Per questo “Porta a porta” è la terza camera dello Stato mentre i giornali della sinistra sono eternamente sul punto di fare bancarotta.

Qualunque messaggio non richiesto dal pubblico (“politico”) deve infatti trovare un suo “vettore”. La pubblicità si infila tra un tempo e l’altro di un film. Non esiste da nessuna parte un canale televisivo di sola pubblicità.

Il Buon Governo

Il Buon Governo non c’entra niente con la Democrazia. Anzi: è incompatibile con essa.

Con questo termine noi intendiamo infatti un meccanismo semplice ed efficace attraverso il quale una popolazione possa assicurarsi che vengano prese le decisioni che riguardano la comunità nel suo complesso. Più esattamente, il Buon Governo dovrebbe essere un meccanismo che, a fronte di un costo economico e gestionale ragionevole, fosse in grado di garantire un funzionamento semplice ed efficace della società nel suo complesso e di garantire il rispetto di ogni individuo.

Questo meccanismo, per forza di cose implica un altissimo livello di maturità e di progettualità ed un alrettanto grande livello di capacità realizzativa. In altri termini, ci vuol un meccanismo altamente centralizzato, molto gerarchizzato e gestito da persone molto preparate. Questi sono i parametri tipici di una azienda, non di una comunità umana. Per questo i Berlusconiani sono così ansiosi di trasformare lo Stato (la società, la nostra comunità) in una grande azienda: si illudono che questo sia il modo corretto per ottenere una gestione semplice ed efficace dello Stato. In modo simile, gli illuministi pensavano che fosse più opportuno avere un monarca illuminato, come Ludwig di Baviera, piuttosto che una caotica democrazia. Mussolini, a suo tempo, aveva inventato la sua personale versione dello stesso concetto ricorrendo al corporativismo (http://it.wikipedia.org/wiki/Corporativismo).

Peccato però che il proprietario dell’azienda-stato (Berlusconi) od il monarca illuminato non abbiano nessuna ragione razionale per fare gli interessi dei proprio simili. Ogni struttura non-democratica come queste, infatti, porta rapidamente a delle sanguinose dittature in cui la totalità della popolazione viene resa schiava da chi detiene il potere (cioè le armi). La Francia pre-rivoluzionaria ne è stata un esempio eclatante.

Aziende altamente efficienti e vincenti, come Apple e Microsoft, sono abitualmente monarchie assolute nelle mani del loro principale azionista. Visti dall’esterno, sono organismi feroci, agili, potenti ed astuti che aggrediscono i concorrenti senza alcuna pietà e conquistano rapidamente l’intero ecosistema. Sono organismi vincenti. Visti dall’interno, sono spietate dittaure da cui la gente tenta di fuggire in ogni modo (provate a leggere “microserfs” di Douglas Coupland: http://en.wikipedia.org/wiki/Microserfs). Aziende come queste sono efficientissime nel fare gli interessi dei loro proprietari, non certo nel fare gli interessi dei loro dipendenti. Qualunque “monarchia illuminata” è minacciata alla sua base da questa intrinseca mancanza di giustizia sociale.

Il Buon Governo NON può essere ottenuto delegando il potere a questa o quell’altra parte perchè ciò che è “buono” per l’una è normalmente “cattivo” per l’altra. Il conflitto di interessi tra le parti, infatti, è alla base stessa di qualunque società, non solo di quelle umane. Solo quando tutti i membri della società partecipano al processo decisionale ci si può aspettare che vengano rappresentati gli interessi di tutti. Questa è l’anima stessa della Democrazia, la ragione per cui essa funziona.

La Democrazia, infatti, può funzionare SOLTANTO se tutte le parti possono ragionevolmente pensare di poter ottenere soddisfazione, presto o tardi. Se questa speranza viene meno, è inevitabile che prima o poi qualcuno rovesci il tavolo delle trattative ed impugni le armi.

Intelligenza Collettiva

L’Uomo È condannato a vivere nel caos che caratterizza la Democrazia o, a sua scelta, in un’eterna guerra civile. Non c’è scampo a questo.

Non c’è scampo anche se, in realtà, quasi tutti i sistemi che si autorganizzano (persino le colonie di coralli…) arrivano rapidamente ad uno stato di equilibrio in cui le decisioni collettive producono una evoluzione del sistema in una direzione che è più adatta alle sue esigenze (“verso il meglio”).

Questa è la ragione per cui, nonostante Mussolini, Stalin, Hitler, Bush, Berlusconi ed altre persone di questo genere, la società umana nel suo complesso evolve comunque verso una situazione migliore delle precedenti.

Siamo condannati a vivere nel dolore (la destra) ma il mondo può solo evolvere per il meglio sul medio e lungo periodo (cioè va a sinistra).

Questo perchè sul lungo periodo l’imbecillità risulta evidente ed inollerabile persino agli imbecilli. Certe sorprendenti “svolte a sinistra” di certi elementi della destra ne sono una evidente dimostrazione.

Minoranze ed èlite

A far notare le imbecillità, ed a renderle così evidenti da diventare insopportabili persino per gli imbecili che le hanno partorite, sono le “èlite”, cioè le minoranze.

Non sono solo le èlite intellettuali a fare questo ma anche le minoranze in genere. Basta ripercorrere mentalmente la storia che abbiamo studiato a scuola per renderesene conto. Le destre, sin dai tempi di Sparta, hanno sempre governato il mondo (e continueranno a farlo in eterno) ma nessuna innovazione degna di nota è mai stata prodotta da una destra.

La destra produce “ordine”, nel senso che tende ad eliminare fisicamente tutto ciò che non le somiglia. Non produce nient’altro. Solo una triste, grigia e cimiteriale uniformità. Meno che mai può produrre qualcosa di nuovo o di intelligente.

Le innovazioni e le azioni razionali sono sempre state una esclusiva delle minoranze. Sono le minoranze ad aver inventato la democrazia ed i diritti civili (le maggioranze, proprio perchè maggioranze, e quindi “più forti”, non ne avevano nessun bisogno). Sono le minoranze ad aver inventato la tolleranza e la pace (i forti prosperano molto meglio in guerra, basandosi sulla loro intolleranza e sullo sterminio sistematico degli avversari).

Ciò che abbiamo di buono al mondo, lo hanno inventato le minoranze (o le “avanguardie”). Le maggioranze hanno sempre dovuto accettare la superiorità logica delle loro proposte ed adottare idee che fino al giorno prima aborrivano. Chiedetelo a Gianfranco Fini, che di queste cose se ne intende.

Il Ruolo della Sinistra

Il ruolo della sinistra (in tutto il mondo) è quindi soprattutto quello di soffrire. La sinistra trova la sua vera ragione di esistere nel dolore e nella umiliazione. Più è profonda è la sconfitta, più bruciante è il dolore, più dolorosa è l’umiliazione e più la sinistra trova le sue ragioni di insistere nei propri “errori”, primo fra tutti la sua insopprimibile tendenza alla polverizzazione. Se non fosse così, sarebbe la destra.

Ed il punto è proprio questo: non si può vincere ed essere di sinistra. Più esattamente, non si può aver ragione, dire cose sensate e, nello stesso momento, pretendere anche di ottenere larghi consensi. Le idee “popolari”, quelle che attecchiscono tra la popolazione e guadagnano consensi, sono PER DEFINZIONE idee del cazzo. Se non lo fossero, non potrebbero mai trovare il consenso di una maggioranza che, per evidenti ragioni statistiche, è per sua stessa natura “mediocre”. Basti pensare ad idiozie come la legge italiana sul testamento biologico: una legge in cui, in nome della libertà dell’individuo, gli si nega la libertà di scegliere come morire!!!! La “media” di una popolazione, è per forza di cose mediocre e produce idee mediocri (ad essere ottimisti).

La natura stessa della sinistra è quella di essere un coacervo di èlite, di minoranze, diversissime tra loro ed assolutamente inconciliabili. C’è un modo solo di essere di destra (essere fedeli al capo ed obbedire, senza permettersi di usare la propria testa) ma, per definizione, c’è un modo diverso per ogni individuo di essere di sinistra (perchè c’è un modo diverso di essere originali ed innovativi per ogni persona). La sinistra è la serra in cui si coltiva la “biodiversità” in politica, il crogiolo da cui nasce l’innovazione. Pretendere che sia “unita” (cioè “uniforme”) è assurdo.

Non potendo essere unita, la sinistra può solo perdere. Deve perdere per svolgere il suo ruolo. Deve perdere alla grande, in modo doloroso, grottesco ed umiliante.

Come potete notare, la sinistra italiana è in ottima forma: erano secoli che non perdeva in modo così spettacolare.

Conclusioni

Non prendetevela con la Sinistra. Fa il suo mestiere molto bene. Le leggi che questa destra approverà nei prossimi anni saranno comunque quelle per cui ci stiamo battendo noi ora. Potranno solo rallentare il normale cammino evolutivo della specie umana, non bloccarlo. L’imbecillità delle loro posizioni alla fine risulterà evidente persino agli imbecilli che le hanno partorite. È gia successo con il testamento biologico (bloccato in parlamento da mesi), succederà anche per molte altre cose, dal controllo poliziesco di Internet alle leggi nazi-fasciste sull’immigrazione.

Non prendetevela con la Democrazia. Fa il suo mestiere molto bene. Ogni volta che si svolge un’elezione vuol dire che ci siamo risparmiati una guerra civile e milioni di morti.

Non cercate il Buon Governo. La perfezione non è di questo mondo. Ciò che ci concesso è un governicchio, un po’ gracile, basso di statura e macilento. Teniamocelo stretto e speriamo che cresca.

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

www.alessandrobottoni.it

PS: Le due estremità della “curva a campana” (http://it.wikipedia.org/wiki/Variabile_casuale_normale) non sono equivalenti. Non esiste una èlite di destra. La destra estrema NON assomiglia in alcun modo alla sinistra “estrema”. Non c’è una “èlite” innovatrice e sperimentativa da quella parte. C’è solo un “corpo d’èlite” specializzato nell’essere ancora più intollerante, brutale e violento del resto della destra.

Ringraziamenti

•8 giugno 2009 • 6 commenti

Sono le 07:43 dell’8 Giugno 2009 e finalmente sappiamo com’è andata alle Europee 2009.

Com’era facilmente prevedibile, Sinistra e Libertà NON è riuscita a superare la soglia del 4% e quindi nessuno dei suoi candidati, me incluso, potrà accedere al parlamento europeo. Nessuna sorpresa da questo punto di vista.

In compenso, come immaginavo, il traffico sui nostri siti è cresciuto in maniera vistosa, segno che il nostro messaggiò è arrivato là dove non avrebbe mai potuto arrivare in altro modo.

Non sono ancora disponibili i dati sulle preferenze e quindi non è possibile sapere come sono andato io, a livello personale. Francamente, non credo di aver raccolto grandi consensi.

Viceversa, i Pirati svedesi hanno ottenuto uno spettacolare 7,4% e riusciranno a portare due deputati al Parlamento Europeo.

Potremmo star qui a discutere a lungo dei risultati (e lo faremo) ma in questo momento mi sembra più importante fare altro.

Prima di tutto vorrei ringraziare di cuore tutti coloro che hanno lavorato duramente in questi due mesi per questa campagna elettorale. Per alcuni è doveroso un ringraziamento personale.

Vorrei ringraziare Gennaro Migliore per avermi (ed averci) dato questa possibilità. Tra l’altro, Gennaro è stato una piacevolissima scoperta sul piano umano. Era parecchio tempo che non incontravo una persona intelligente, colta e sensibile come lui. Spero che rimarremo amici anche in futuro.

Vorrei ringraziare Stefano Bocconetti che ha lavorato durissimamente per questa campagna, investendo in essa una grande quantità di speranze, di energie e di risorse personali. Stefano è una persona di notevole capacità tecnica (è un giornalista di lungo corso) e politica e mi sarebbe piaciuto portarlo con me a Bruxelles.

Vorrei ringraziare Athos Gualazzi, vecchio compagno di queste battaglie, sempre in prima linea e sempre pronto a confortarci quando la depressione ci colpisce.

Vorrei ringraziare Carlo Brovelli, l’intero gruppo di Sinistra per Ravenna, i ragazzi dell’ARCI di Genova capitanati da Laura Testoni e da Mariuccia, i ragazzi dell’ARCI di Firenze e, in particolare, Leonardo Maccari. Vorrei ringraziare anche Thilo Besancon, Pasqualina Napolitano, Pasquale del CSA “Zona Bandita” di Venezia e molte altre persone che ci hanno aiutato di cuore in questa avventura. Vorrei ringraziare alcuni vecchi amici come Marco Scialdone, Luca Sartoni, Arturo Di Corinto e molti altri che ci seguono da tempo. Tutti loro sono stati una piacevole ed inattesa sorpresa. Non credevo che in un paese fascista come l’Italia attuale potessero ancora esistere persone intelligenti, sensibili e coraggiose come loro.

Vorrei anche ringraziare Umberto Guidoni e Roberto Musacchio, europarlamemtari uscenti e con i quali abbiamo subito stabilito un rapporto di amicizia e di collaborazione. Vorrei ringraziare Roberta, Elisa ed Edoardo, che fanno parte dei loro staff e che ci hanno aiutato in questa occasione.

Vorrei ringraziare Beatrice Giavazzi che si è fatta carico della organizzazione della campagna.

Vorrei ringraziare tutti coloro che hanno partecipato ai nostri incontri e tutti coloro che hanno partecipato alla discussione ed alla campagna elettorale in rete.

Vorrei ringraziare Piero Sansonetti, Direttore de “L’altro” online, per avermi concesso uno spazio sul suo giornale, RedTV per averci intervistato e vorrei ringraziare i molti altri giornalisti che si sono coraggiosamente interessati alla nostra battaglia.

Invece, NON vorrei ringraziare le TV nazionali italiane, nessuna delle quali si è degnata di dedicarci uno spazio.

Comunque sia andata, è stata un’avventura che valeva la pena vivere.

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

www.alessandrobottoni.it

In My Backyard, Please

•5 giugno 2009 • Lascia un commento

In queste ultime ore di campagna elettorale stiamo lanciando una nuova iniziativa che, a mio modesto avviso, dovrebbe essere divulgata il più possibile e dovrebbe essere presa sul serio sia dagli elettori che dai candidati. Si tratta di “In my backyard, please”, una campagna di impegno formale a sostegno di un ecologismo razionale e produttivo che abbiamo sviluppato Roberto Musacchio ed io. Trovate tutti i dettagli sul sito che le abbiamo dedicato:

http://inmybackyardplease.wordpress.com/

Ci aiutate a farla conoscere, per favore?

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

Interviste Video

•4 giugno 2009 • Lascia un commento

Intervista rilasciata a Sinistra per Ravenna il 31 Maggio 2009.



Dibattito pubblico tenutosi il 16 maggio 2009 presso “La passeggiata” librocaffe di genova.



Dibattito pubblico tenutosi al Circolo ARCI di Firenze il 28 Maggio 2009.


Europee 2009, istruzioni per l’uso

•4 giugno 2009 • 2 commenti

A pochissimi giorni dalle elezioni continuano ad arrivarmi richieste di informazioni su come si vota e su altri temi affini. Provo a dare qualche risposta qui di seguito.

Votare o non votare?

La tentazione di NON votare è fortissima, persino per me. Negli ultimi 15 anni destra, sinistra e centro hanno veramente fatto a gara a chi faceva più danni a questo disgraziato paese ed alla sua sfortunatissima popolazione. Per quello che riguarda la mia area politica (la sinistra), ci troviamo a dover scegliere tra un PD che si trova sostanzialmente allo sbando ed una miriade di partitucoli che sono già allo sbando da un pezzo. La rabbia e la depressione sono quindi più che giustificati.

Tuttavia, io andrò a votare ugualmente (e non solo per votare per me stesso alle europee). Le ragioni sono le seguenti.

  1. Non sono comunque disposto a lasciare che siano altri a decidere per me. Fin dove posso, voglio tentare di decidere del mio destino in prima persona e con ogni mezzo (anche con quello, pur molto svilito, del voto politico).
  2. Voglio dare una testimonianza. Voglio che le altre persone che la pensano come me sappiano di non essere sole. Voglio evitare che si facciano prendere dalla depressione e dallo sconforto.
  3. Voglio comunque premiare alcuni candidati che, a mio modesto avviso, meritano un plauso per la loro opera. Voi avrete i vostri ed io ho i miei, per cui non sto a fare campagna elettorale su questo punto.

Per chi votare?

La mia modestissima opinione è che dovreste votare per PERSONE (non partiti) che si sono assunti pubblicamente degli impegni chiari nei confronti del proprio elettorato.

Per esempio, io ho sottoscritto alcuni impegni formali pubblici, tra cui questi:

http://www.carocandidato.org/

http://www.consumerpact.eu/

http://www.epsu.org/

http://www.sciencepact.org/

http://www.amointernet.it/

Di conseguenza, se eletto, sarò tenuto a comportarmi in un modo ben preciso e facilmente prevedibile (pena una pesante sputtanatura in mondovisione). Credo che questi impegni pubblici possano fornire qualche garanzia in più sulla affidabilità dei candidati e, soprattutto, permettono di farsi una idea molto chiara del programma d’azione di queste persone.

Rovistando su Internet e consultando i siti web dei vostri candidati potete scoprire chi si è preso degli impegni come questi e rispetto a quali programmi. Dall’insieme degli impegni presi potete anche farvi un’idea della coerenza della loro posizione politica.

Quali candidati ci sono in lista?

Ogni partito ha pubblicato sul web le proprie liste. A questo indirizzo trovate l’elenco dei candidati di Sinistra e Libertà:

http://www.sinistraeliberta.it/candidati/

Eistono anche diversi “cataloghi” dei candidati di tutti i partiti. Qui ne trovate uno piuttosto ampio e comprensivo:

http://www.micandidate.eu/

Qui trovate il “politometro” di Repubblica, un giochino online che può aiutarvi a capire “da che parte state”:

http://temi.repubblica.it/elezioni-europee-2009/category/articolo/04/02/elezioni-da-giocare-con-leuro-politometro/0015

Giusto per evitarvi la fatica di fare il giochino: se non capite un cazzo di politica e non avete idea di cosa fare alle prossime elezioni, dal punto di vista demografico appartenete al vasto mondo dei “populisti” e quasi certamente finirete per votare per Berlusconi. Non sono io a dirlo ma, appunto, una lunga serie di studi statistici condotti nell’arco degli ultimi 15 anni. Negli altri casi, sapete già per chi votare senza bisogno che uno stupidissimo giochino online vi aiuti a scoprirlo.

Per quanto mi riguarda, oltre a votare per me stesso, userò le altre due preferenze delle europee per votare Carlo Flamigni ed Alessandro Zan.

Non sto a dirvi cosa voterò per le comunali e per le provinciali perchè tanto si tratta di qualcosa che riguarda solo i ferraresi (meno di 150.000 persone in tutta Italia, cioè meno del 3% della popolazione).

Come votare?

Alle europee si vota tracciando una X sul simbolo del partito e scrivendo al suo fianco, sulle apposite righe, il nome ed il cognome di uno, due o tre candidati. Si possono esprimere fino a tre preferenze.

NON si può votare una lista e poi esprimere la preferenza per un candidato che non appartiene a quella lista (cioè NON è ammesso il cosiddetto “voto disgiunto”)

C’è un “manualetto” qui:

http://www.repubblica.it/speciale/2009/elezioni/europee/vademecum.html

Servirà a qualcosa?

Sicuramente si.

Si vota per le amministrative per cui state per eleggere la gente che, a partire da settembre, dovrà decidere dei finanziamenti di quasi tutti i servizi sociali locali, dagli asili alle case di riposo. Questa stessa gente dovrà decidere della viabilità, delle opere pubbliche e di tutto il mafiosissimo business che si trova dietro a queste attività. Non si tratta di cose di poco conto per la vita quotidiana di un cittadino.

Si vota anche per le europee. Forse non lo sapete ma circa il 70% delle leggi che vengono promulgate ogni anno dai parlamenti nazionali, tra cui quello italiano, sono in realtà “decreti attuativi” di leggi decise dal parlamento europeo. Questo vale SOPRATTUTTO per i temi più sensibili come la contraccezione, l’eutanasia, la giustizia, la legalità, l’immigrazione, la scuola e cose simili. In altri termini, le VERE decisioni al giorno d’oggi vengono prese a livello europeo. Potete facilmente immaginare quale differenza possa fare avere una persona come Gabriella Carlucci al parlamento europeo od avere invece una persona come Carlo Flamigni, Margherita Hack od Umberto Guidoni.

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

www.alessandrobottoni.it

La Saggezza delle Folle (o la loro Stupidità?)

•1 giugno 2009 • Lascia un commento

Durante questa campagna elettorale ho letto due libri che toccano molto da vicino il tema centrale della mia attività politica, cioè il rapporto che esiste tra democrazia, tecnologia e politica. Più esattamente, ho letto un libro molto valido ed uno decisamente pessimo.

Il libro molto valido è questo:

“The wisdom of crowds”

di James Surowiecki

pubblicato nel 2005 da Anchor Books

ISBN 9780385721707

14,20 € da Feltrinelli International di Roma

Purtroppo, non ne esiste una edizione italiana

Questo libro, che in italiano si chiamerebbe “La saggezza delle folle” è chiaramente il frutto di una lunga riflessione e di un lungo lavoro di documentazione effettuato da una persona molto intelligente e che sa scrivere molto bene. Ve lo consiglio molto, molto caldamente.

Il libro decisamente pessimo è questo:

“Dilettanti.com”

di Andrew Keen

pubblicato in Italia nel 2008 da De’ Agostini

ISBN 9788841857632

15,00 €

Pubblicato originariamente in USA nel 2007 con il titolo “The cult of the amateur”. Esiste anche un sito web di supporto: http://www.cultoftheamateur.com/ .

Questo libro è sostanzialmente un monologo espresso, senza nessun controllo e senza contraddittorio, da una persona carica di pregiudizi e decisamente limitata sul piano culturale e mentale. Ve lo sconsiglio. Spendete i vostri 15 € in una pizza, piuttosto.

Al di là di questa differenza qualitativa, si tratta però di due libri strettamente collegati e che dovrebbero essere letti uno dopo l’altro.

La Saggezza delle Folle

La saggezza delle folle analizza in modo molto intelligente e dettagliato, nonché ricco di riferimenti e di esempi, il cosiddetto fenomeno della “intelligenza collettiva”. Si tratta, come certamente sapete, del fenomeno che sta dietro ad alcuni dei fenomeni tipici di Internet, come i Wiki (Wikipedia) e lo sviluppo Open Source (Linux, OpenOffice, Firefox, etc.).

Si tratta di un fenomeno che ci troviamo ad analizzare e discutere di continuo perchè interessa molti aspetti della nostra esistenza, dalla crescita di Internet fino alla democrazia. Io stesso me ne sono occupato spesso nei miei articoli.

Decentralizzazione

Alla base del fenomeno dell’intelligenza collettiva c’è il fenomeno del decentramento decisionale: si dà vita ad una intelligenza collettiva quando si distribuisce il potere di analizzare un problema e di prendere decisioni ad una comunità di esseri intelligenti.

Questo è il meccanismo che sta alla base appunto di Wikipedia e dello sviluppo del software Open Source. Non c’è nessuno che comandi. Non c’è nessuna gerarchia. La comunità è quindi costretta a trovare da sola la propria organizzazione (attraverso meccanismi che sono poi quelli tipici di qualunque democrazia).

Coordinamento

Il primo “modello” di auto-organizzazione che nasce in queste condizioni è quello di “ccordinamento”: si cerca di muoversi in modo “sincronizzato” con altri per non entrare continuamente in collisione.

Cooperazione

Il secondo modello, un po’ più raffinato, consiste nel prendere decisioni che tengono conto anche del possibile comportamento degli altri o, addirittura, che cercano di ottenere la cooperazione da parte degli altri. Questo meccanismo, come potete capire, è quello alla base della democrazia.

Democrazia

La democrazia, appunto, è semplicemente l’ultimo, ed il più raffinato, di questi modelli di auto-organizzazione. Non è perfetto (e lo si vede bene…) ma rappresenta comunque un piccolo miracolo se si tiene presente il modo in cui nasce.

Il Mito del Dilettante

“Dilettanti.com” esamina invece il contro-altare di questo meccanismo e cioè il modo in cui una folla di non-professionisti, come quella di Wikipedia e dei blog, può mettere in difficoltà un sistema ben strutturato, organizzato gerarchicamente e composto da professionisti preparati, come il mondo dell’informazione (giornali, riviste, libri, enciclopedie ma anche musica, film, etc.).

Si tratta, in altri termini, del famoso e temuto fenomeno della concorrenza tra blogger e giornalisti. Come sapete, io agisco sia da blogger che da giornalista (che da diverse altre cose) e quindi mi sono trovato spesso a discutere di questo tema. Manco a dirlo, dalle mie analisi ho tratto conseguenze sostanzialmente opposte a quelle che ne trae Andrew Keen.

L’Attendibilità

Andrew Keen fa notare in modo molto insistente come certo oggetti, prodotti da una “intelligenza collettiva”, come Wikipedia, possano anche essere terribilmente inaffidabili.

Sembra però non rendersi affatto conto che il modello di Wikipedia NON è l’unico modello di questo tipo esistente e che molti altri modelli possono fornire tutta l’affidabilità del caso, quando questa è necessaria.

Keen cita Citizendium (ma non Google Knol) senza però rendersi conto che Citizendium è sostanzialmente identico a Wikipedia (usa persino la stessa base di codice) tranne che per le regole di accesso.

La Competizione “Sleale” coi Professionisti

Keen si avvicina alla “verità” quando esamina gli effetti della inondazione di prodotti gratuiti e liberi, prodotti da “dilettanti” di vario tipo, sul mercato degli equivalenti prodotti professionali. Keen è convinto che la musica prodotta da dilettanti farà scomparire dalla faccia della terra l’industria musicale così come Wikipedia ha ucciso l’Encyclopedia Britannica.

Non sembra però rendersi conto del fatto che si tratta di mercati diversi che normalmente NON entrano in collisione tra loro.

Cose che non c’entrano nulla

Ad aggravare la situazione, Keen tira in ballo un fenomeno che non c’entra niente con tutto questo: quello della cosidetta “pirateria digitale”. In questo caso non riesce a rendersi conto del fatto che si tratta sostanzialmente di un problema legislativo e di marketing che non può, da solo, affossare un’industria sana.

Come se non bastasse, pone sotto lo stesso “ombrello logico” la pirateria digitale (cioè voi ed io), la pedofilia ed il cyberterrorismo. Potete quindi capire perchè Andrew Keen sia stato sepolto dalle pernacchie dopo l’uscita del suo libro negli USA.

La Perdita della Privacy

Keen si preoccupa molto anche della perdita di “privacy” (o, più esattamente, di “anonimato tra la folla”) che deriva dalla pubblicazione massiccia di informazioni sui siti di social networking (come il famigerato Facebook).

Su questo mi trova d’accordo: c’è un pericolo serio dovuto al fatto che molte persone che ci conoscono parlano di noi e permettono quindi a chiunque di farsi un’idea molto precisa della nostra persona. In buona sostanza, nel XXI secolo non esisterà più il concetto di “personaggio NON pubblico”. Saremo tutti nella stessa scomoda posizione di Berlusconi e della sua ex-moglie.

Su questo, probabilmente, vedremo delle pesanti battaglie legislative (destinate comunque al fallimento).

Soluzioni

Keen propone alcune soluzioni, peraltro piuttosto scontate. Si va da Citizendium al posto di Wikipedia a vari interventi legislativi degni della migliore tradizione neo-con. Non propone di mandare i B52 a bombardare Wikipedia ma poco ci manca.

L’Influsso sulla Politica

In un “afterwords” aggiunto con la seconda edizione, Keen si premura anche di mettere in guardia i cittadini dal crollo della Democrazia dovuta all’intrusione indebita degli… elettori e della discussione priva di controllo. Qui, francamente, raggiunge una vetta di inconsapevole umorismo difficile da uguagliare.

Conclusioni

Leggete questi due libri. Vi farete un’idea molto precisa di come funzionano tutte le comunità, dal team che sviluppa il kernel Linux, a Wikipedia fino ad arrivare alle democrazie occidentali.

Se vi resta tempo, integrate la vostra dieta con questi libri:

“La macchina dei memi”

di Susan Blackmore

Pubblicato nel 2002 da Instar Libri

ISBN 8846100433

18,90 €

“Le armi della persuasione”

di Robert B. Cialdini

pubblicato nel 2005 da Giunti editore

ISBN 8809041100

“i gruppi sociali”

di Giuseppina Speltini e Augusto Palmonari

pubblicato nel 1998 da “Il mulino”

35.000 Lire

ISBN 8815067906

“Psicologia delle Comunicazioni di Massa”

di Anthony Pratkanis e Elliot Aronson

pubblicato nel 1998 da “il mulino”

16,23 €

ISBN 8815055797

Certo, sono molte pagine da leggere ma… alla fine avrete una visione completa e molto chiara di come funzionano le società umane. E forse smetterete anche di votare per Berlusconi…

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

www.alessandrobottoni.it